La questione del Manituana, il laboratorio autogestito di fronte a Palazzo Nuovo, ha preso una svolta rispetto alla prospettiva iniziale di uno sgombero fissato per il 30 luglio, come indicato dalle affissioni sull'edificio che invitavano a lasciare lo spazio per inizio agosto.
Lo scorso martedì, infatti, studenti e rettore si sono trovati per un tavolo in cui si è discusso delle diverse possibilità al vaglio, con temi poi ripresi dalla riunione del Cda di Unito di mercoledì. Gli studenti hanno chiesto e ottenuto una proroga della dead line al 5 settembre, necessaria al Manituana per "confrontarci". Una soluzione che, dicono gli universitari, è una mezza vittoria: "La proroga è positiva, ma rimane il fatto che vogliono cacciarci".
La proposta di Unito sarebbe quella di individuare uno spazio alternativo dove "trasferire" il laboratorio. Una soluzione, tuttavia, che vede scettici gli studenti: "In mesi e mesi di dialogo l'Università non ci aveva mai parlato di lavori e ora ha deciso di metterci alla porta da un giorno a un altro. Inoltre Manituana è un'esperienza autogestita e quindi non può avere un'istituzionalizzazione totale".
Ieri è stato convocata un'assemblea pubblica proprio di fronte a Palazzo Nuovo, partecipata da una una cinquantina di persone, tra le quali anche alcuni professori universitari, durante la quale gli studenti hanno spiegato la situazione e hanno discusso sul da farsi. Alla fine la decisione è stata quella di lanciare un appello, in modo da raccogliere adesioni per evitare la chiusura del laboratorio autogestito.
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