Sono quindici i film nel concorso principale del 36° Torino Film Festival, dove l’unico italiano è “Ride”, esordio alla regia di un lungometraggio per Valerio Mastandrea. La giura del festival, presieduta dal regista cinese Jia Zhang-ke, si è presentata proprio nel giorno segnato dalla scomparsa di Bernardo Bertolucci, per questo, ognuno di loro, ha condiviso un ricordo del maestro.
“Conobbi Bertolucci – ha raccontato Zhang-ke – a Cannes nel 2013. In quell’occasione mi disse che voleva vedere il mio film “Useless”, aggiungendo che aveva visto tutti i miei film tranne quello. Sono stato molto contento, all’epoca ero un giovane regista e me lo ricorderò sempre, è stato un grande incoraggiamento da parte di un grande maestro”. Una profonda ammirazione espressa anche da Col Needham, il fondatore di Imbd, e dal regista austriaco Andreas Prochaska. In giuria anche Miguel Gomes il regista portoghese Miguel Gomes. “Invito tutti – ha detto a scoprire le sue opere meno conosciute, perché si possono incontrare dei veri capolavori”. Per Marta Donzelli, produttrice cinematografica, il ricordo più forte è invece legato al film “Novecento”.
I giurati hanno poi parlato del loro lavoro, che ancora per qualche giorno li terrà letteralmente attaccati alla poltrona del cinema. Vedranno, infatti, fra i due e i tre film al giorno, prima di “ritirarsi per deliberare”. A quel punto, tutti hanno espresso la volontà di vedere anche altri film. Zhang-ke si è dichiarato “pronto a vederli tutti”. Ma nel programma del festival ce ne sono più di 130, sarà parecchio difficile pur con tutta la buona volontà. Needham, invece, ha ammesso di non avere molto tempo. “Nei giorni in cui avremo due film da vedere anziché tre – ha rivelato – ne infilerò un terzo da guardare per piacere”.
Chi è rimasto molto impressionato da altri film è l’austriaco Andreas Prochaska. “Mi sono svegliato presto al mattino – ha raccontato – per andare a vedere “Mandy” (film con Nicolas Cage, ndr). Ed è stato come assumere droga alle 9 del mattino”. “Per me tornare a Torino è sempre un piacere – ha aggiunto Gomes – perché nel 1999 arrivai qui per presentare il mio primo cortometraggio. Non vinsi nulla, ma aveva ragione la giuria, non meritavo alcun premio”.
“Ero già stata nella giuria dei doc italiani – ha concluso Marta Donzelli – ed è, il Tff, un festival al quale sono molto legata. Qui si fa un grande lavoro di ricerca, legato anche all’attenzione che c’è nei confronti dei giovani. E spesso, qui, capita di scoprire nuove voci e nuove forme di espressione. Ha una funzione molto importante”.




















