Crescono le compravendite, ma non i prezzi al metro quadro. Il mercato immobiliare a Torino si muove lungo un sentiero sottile, che se da un lato ha visto un 2018 con 13.508 scambi in città e 16.671 nel resto del territorio metropolitano, dall'altro vede andamenti diversi a seconda di dove si trova la casa messa sotto i riflettori.
E così, se la tendenza degli affari conclusi regala un +4,4% sotto la Mole e addirittura un +5,7% nei Comuni vicini, il cartellino del prezzo trova un +3% nelle zone semicentrali, ma anche un -2,5 in periferia. Un segno meno che si conferma anche nella zona della cintura, con un -2%. Stesso discorso anche per i negozi: cali generalizzati dal 2 al 5% a eccezione del centro, dove i listini tengono. Lo rivela il nuovo borsino di Fimaa Torino, il ventesimo.
"In centro il valore reale delle case è comunque del 20-25% inferiore al 2008, per arrivare al 40% in periferia", commenta Franco Dall'Aglio, presidente di Fimaa Torino. "Erano gli anni in cui in Italia si vendevano 877mila case, per crollare a poco più di 400mila nel 2013 e oggi siamo risaliti oltre 600mila. A Torino si concludevano 25mila compravendite, prima della crisi".
C'è poi una fetta di invenduto che sposta il peso specifico da chi vende (e faceva le condizioni) a chi compra, che può dettare i propri paletti. "Dal mercato di richiesta si è passati al mercato di offerta e senza l'effetto esterno dell'inflazione o di altri fattori i prezzi non vivono grandi spostamenti".
Ma più dei prezzi, sono le tendenze a fare capire meglio dove sta andando il mercato degli immobili: i cantieri si sono fermati, insieme alla crisi. Quindi l'età media delle case sul mercato comincia ad alzarsi (in Italia solo il 9% degli edifici è successivo al 1990, a Torino si arriva a fatica oltre il 10%), mentre gli aspiranti proprietari cercano sempre più sostenibilità ed efficienza energetica. Risparmio, basse emissioni, classe energetica elevata. "Ecco perché si procede ancora col freno a mano tirato - spiega Beatrice Pinelli, responsabile del Borsino - e l'Italia è fanalino di coda in Europa, dove lo stock immobiliare successivo al 1990 supera il 20%".
Quel che è certo, è che i valori pre crisi sono un miraggio. "Valori che si sono trasformati in aspettative disattese delle famiglie - commenta Maria Luisa Coppa, presidente di Ascom Torino e provincia - ma vogliamo sperare che i segnali in costante aumento ormai da cinque anni spingano a tenere duro, a crederci e ad andare avanti". "La casa è ancora oggi un bene primario e come tutti i settori io credo ci sia bisogno di progetti, di innovazione e di cambiamento culturale - prosegue Coppa - e tutto questo sarà possibile solo quando la politica crederà nella capacità e nelle eccellenze presenti nel tessuto imprenditoriale italiano. Servono progetti a lungo termine e defiscalizzazione".