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Economia e lavoro | 12 dicembre 2019, 07:00

Occupazione, in Piemonte serviranno almeno 240mila persone entro il 2023. Ma 8 su 10 saranno per le pensioni

Infermieri, fisioterapisti, ma anche insegnanti, addetti alla ristorazione e figure artigianali. Anche se le scuole devono fornire più profili amministrativi, mentre servono molti meno liceali. E per l'università servono soprattutto laureati in economia e in medicina o sanità. Lo strano caso degli ingegneri

Occupazione, in Piemonte serviranno almeno 240mila persone entro il 2023. Ma 8 su 10 saranno per le pensioni

Infermieri, fisioterapisti, educatori. Ma anche docenti di scuola primaria o dell'asilo, oppure professori dalla scuola secondaria a salire. Ma anche addetti alla ristorazione, alle vendite, oppure impiegati per ruoli di segreteria.

E ancora: conduttori di veicoli a motore o su rotaia, meccanici artigianali, manutentori e operai specializzati. Da qui al 2023, in Piemonte, ci sarà bisogno di un numero di nuovo occupati che oscilla tra le 239mila e le 289mila persone. Una "fetta" pari a circa il 9% di ciò che sarà richiesto in tutta Italia.

Lo dice lo studio presentato da Ires Piemonte e Regione e Unioncamere sui fabbisogni futuri del del territorio regionale. Ma buona parte di questi sarà legato a una popolazione che invecchia: addirittura l'81% è infatti legato a turnover (pari a 216mila nel quinquennio) dunque sostituzione di addetti già attivi, mentre solo il restante 19% sarà legato a possibili prospettive di espansione: dai 26.700 ai 72.600.

Le necessità sono piuttosto spalmate tra figure professionali ad alta specializzazione (il 37,4%) fino a quelle a bassa specializzazione (il 29,4%), con il Piemonte che però vanta una distribuzione superiore a quella italiana per quanto riguarda i profili più formati. 

Proprio sulla formazione, però, ci sono scenari in chiaroscuro. E quella che da più parte viene già indicata come una scarsa corrispondenza tra scuole e aziende si ritrova sia a livello di diplomati che di laureati. 
Nel primo caso, servono molti più profili amministrativi o con competenze di marketing rispetto a chi termina un percorso liceale. E anche i diplomati in materie di industria o artigianato sono meno del necessario.

Tra i laureati, la situazione resta piuttosto simile per i profili economico-statistici, ma mancano anche figure specializzate in competenze medico sanitarie. Allo stesso modo, c'è bisogno di più docenti. Quello degli ingegneri, infine, è una situazione piuttosto curiosa: i laureati delle università piemontesi potrebbero essere sufficienti ai bisogni complessivi del territorio, ma dovranno guardarsi dalla "concorrenza" degli ingegneri in arrivo da altre regioni, che potrebbero inflazionare il mercato.

"Uno dei fattori limitanti sulla competitività delle imprese riguarda il reperimento delle risorse umane qualificate - commenta Ferruccio Dardanello, vicepresidente di Unioncamere Piemonte - le imprese lamentano da tempo una mancata corrispondenza fra le loro esigenze e l'offerta da parte del sistema formativo".

"Un mancato incontro - aggiunge - diventato via via più rilevante per l'accelerazione tecnologica e delle dinamiche di mercato. Ecco perché bisogna fare uno sforzo per gestire e anticipare il cambiamento, anche per fornire alle famiglie le informazioni necessarie per le scelte legate ai cammini scolastici dei loro ragazzi''.

Massimiliano Sciullo

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