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Attualità | 31 gennaio 2020, 12:34

In Italia cresce la voglia di incubatori, ma è sempre I3P a guidare la fila: "Puntiamo ad aumentare gli ingressi del 50% entro il 2020"

Sono 197 in tutto le realtà attive nel Paese, una ventina in Piemonte. Scellato: "Sempre più importante creare legami col territorio e continuare ad attirare investimenti". Saracco: "Il Poli impegnato a formare l'ingegnere creativo: un Messia che sappia parlare alle start up

In Italia cresce la voglia di incubatori, ma è sempre I3P a guidare la fila: "Puntiamo ad aumentare gli ingressi del 50% entro il 2020"

Cosa si muove, alle spalle di I3P Torino, nel mondo delle idee che sognano di diventare impresa? Perché se i dati 2019 hanno laureato l'incubatore del Politecnico come il migliore a livello globale tra le strutture pubbliche, c'è tutto un movimento dietro che si muove e cerca di crescere.

È il fenomeno presentato proprio nell'ateneo torinese con il report sull'impatto degli incubatori e acceleratori italiani, ricerca condotta da un gruppo di studio del Politecnico guidato dal professor Paolo Landoni e che ha preso in analisi tutta la situazione nazionale. I dati dicono che sono poco meno di duecento (197, per l'esattezza) in Italia, di cui il 60% al Nord e uno su quattro in Lombardia, mentre in Piemonte sono circa 15. In totale, i dipendenti sono circa 1100 e il fatturato complessivo è stato di circa 390 milioni. Le start up incubate sono salite da 2400 a 2800 e il trend di crescita maggiore (sia in termini di numeri di incubatori che di aziende incubate) riguarda il Sud e il Nord Est.

"L'ingegnere creativo è la nuova figura che ci stiamo impegnando a creare rispetto alle forme più rigide del passato - commenta Guido Saracco, rettore del Politecnico -: è una specie di Messia che deve parlare direttamente alle start up, abbinando all'affidabilità delle basi scientifiche anche la creatività che possono dare un colpo d'ala non solo alle aziende che stanno nascendo, ma anche alle pmi. E nelle alleanze tra i territori o finalizzati a settori in grande cambiamento come l'automotive, un asset come I3P può essere davvero prezioso".

Chi ha raccolto il testimone dalla gestione-Cantamessa è Giuseppe Scellato, attuale presidente di I3P: "È positivo che anche lo studio sia partito da Torino ed è importante misurare l'impatto socioeconomico di strutture come incubatori o acceleratori, per provarne l'impatto sociale. Sul territorio italiano c'è una forte eterogeneità per quanto riguarda incubatori o acceleratori, come soggetti e come dimensione, ma anche come impatto. Emerge chiaramente che l'efficacia di questi strumenti dipende molto dalla capacità di fare relazioni con altri operatori del territorio, siano essere filiere o attori finanziari economici ed è proprio su questo che lavoriamo come incubatore qui a Torino".

Ma dopo i successi passati, l'incubatore che ha la sua casa alla Cittadella politecnica guarda avanti. "Il futuro di I3P dipenderà dalla capacità di integrarsi con altri partner e attori - prosegue Scellato -: a Torino questo avviene storicamente con le industrie, mentre oggi siamo in una fase positiva con l'emergere di soggetti che stanno mettendo strumenti di finanza sull'early stage, politiche accademiche orientate al trasferimento tecnologico e realtà come OGR che sono un partner naturale e non un competitor".

I numeri dicono intanto che in I3P il trend è ampiamente positivo negli ultimi dodici mesi, sia come numero di imprese incubate che come finanziamenti raccolti da capitali di rischio per le start up, che è il parametro più importante. "È questo l'aspetto davvero incisivo - sottolinea il presidente -, perché se qualcuno ci mette delle risorse nei progetti, allora è senza dubbio il segno migliore. Continua a esserci grande richiesta di ingresso in I3P, soprattutto dopo i premi internazionali e al termine del 2020 puntiamo ad avere un incremento del 50% delle imprese ammesse, soprattutto se avremo risorse finanziarie e spazi compatibili a soddisfare questa domanda. E se il trend di finanziamenti del 2018-2019 proseguisse saremmo molto contenti: nel 2019 sono stati 16,3 i milioni di capitali di rischio attratti dalle start up e 6 milioni nel 2018".

E i rapporti con i cugini sono ai massimi storici. Lo dimostrano le intese crescenti tra i rettori Saracco e Geuna, ma anche a livello di incubatori: "Siamo collaborativi al massimo con l'Università di Torino - assicura Scellato - anche se al momento non è in agenda un'operazione di compresenza fisica o di apparentamento. C'è una sana cooperazione / competizione come è giusto che ci sia".

Massimiliano Sciullo

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