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Cronaca | 26 febbraio 2020, 11:32

Braidese denuncia il furto dell’auto, finisce a processo per simulazione di reato

Inquirenti e assicurazione insospettiti dall’alto valore della polizza stipulata alla vigilia del furto denunciato ai Carabinieri di Carmagnola. Il veicolo ritrovato in un garage di Genola. La difesa: "Meri sospetti, proveremo sua innocenza"

Braidese denuncia il furto dell’auto, finisce a processo per simulazione di reato

Un anno e due mesi di reclusione. E’ la pena che il pubblico ministero Ettore Colombo ha chiesto per un 39enne braidese, B. F., imputato di simulazione di reato nel procedimento in corso ad Asti, di fronte al tribunale in composizione monocratica (giudice Cristina Carola Giordano), sulla base di indagini che erano state condotte dal sostituto procuratore Luciano Tarditi, attualmente in servizio per un periodo di sei mesi al Tribunale di Tempio Pausania, in provincia di Sassari.

I fatti si riferiscono all’ottobre 2014. L’impiegato, che all’epoca aveva il proprio domicilio in Fossano, denunciò presso i Carabinieri di Carmagnola il furto della propria autovettura, una Volkswagen Golf che – raccontò – ignoti gli avevano sottratto dopo che lui l’aveva lasciata parcheggiata nello stesso centro della cintura torinese, prima di prendere un treno diretto nel capoluogo regionale.

Tre anni dopo, nel 2017, il veicolo verrà però ritrovato in un garage di Genola, facendo insorgere negli inquirenti e nella compagnia di assicurazione i sospetti che hanno portato al procedimento di cui ora è iniziata la discussione, in vista della sentenza attesa nell’udienza programmata per il 5 giugno prossimo.  

Diversi gli indizi avanzati dall’accusa, a partire dalla scelta della stazione ferroviaria scelta per la partenza in treno: Carmagnola e non Fossano, teoricamente più comoda per l’uomo, che come  detto risiedeva nella città degli Acaja.
Poi perché – si chiede l’accusa –, dovendo prendere il treno, il 39enne avrebbe lasciato l’auto a due chilometri dalla stazione, invece che nelle sue vicinanze? E ancora: per anni l’auto – un mezzo per appassionati, equipaggiata con allestimenti da "tuning" – non era stata revisionata, né assicurata: allora perché il suo proprietario si sarebbe deciso ad assicurarla contro il furto nell’ottobre 2014, pochi giorni prima dei fatti, e oltretutto per un ammontare – 30mila euro – molto più alto del suo effettivo valore?
Inoltre, all’atto del suo ritrovamento il veicolo non presentava forzature alle portiere, né alterazioni o sostituzioni a carico del nottolino di avviamento o della centralina elettronica, mentre le sue due uniche chiavi erano ancora in possesso del denunciante. Come era arrivata quindi in quel garage?

Tutte anomalie che hanno convinto la compagna assicuratrice a non risarcire il danno denunciato e gli inquirenti a procedere con la denuncia e il successivo rinvio a giudizio dell’uomo, ora difeso dall’avvocato Roberto Ponzio.  

"L’ipotesi accusatoria è fondata su meri sospetti – argomenta il penalista albese –. Confidiamo, in sede di discussione, di poter dimostrare l’insussistenza dei fatti dimostrati". 

Ezio Massucco

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