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Cultura e spettacoli | 11 aprile 2020, 07:10

I librai torinesi contro la riapertura annunciata dal premier Conte

Alla base delle perplessità ci sono le scarse tutele riservate alle professionalità della filiera del libro, il contrasto alle norme di isolamento e distanziamento sociale e i vantaggi alla grande distribuzione

I librai torinesi contro la riapertura annunciata dal premier Conte

Adesso è ufficiale: con l'annuncio del nuovo DPCM da parte del presidente del Consiglio Conte, da martedì 14 aprile anche le librerie potranno rialzare le serrande. A moltissimi librai torinesi, però, questa decisione non è andata giù, convinti che la scelta non tuteli i lavoratori, sia in contrasto con la situazione di emergenza sanitaria e avvantaggi la grande distribuzione.

 

Tra le opinioni più dure c'è quella di Mattia della Libreria del Golem di Via Rossini: “Farci riaprire – tuona – perché siamo un simbolo è un insulto vero e proprio al nostro lavoro quotidiano: sarebbe ora di uscire dalla retorica ottocentesca che ci vuole come luoghi dell'anima e iniziare a tutelare seriamente tutte le professionalità della filiera. Riaprire, inoltre, significa consentire l'accesso anche agli scaffali della grande distribuzione, dove attualmente si riversa la maggior parte delle persone; se non ho nuove uscite e i distributori lavorano a singhiozzo, perché dovrei rinunciare alle mie trenta o quaranta consegne a domicilio giornaliere per stare in negozio ad aspettare una clientela che non può o non vuole uscire?”.

 

Sulla stessa lunghezza d'onda è anche Elisa della libreria Ca'libro di Via Santa Giulia, sempre nel quartiere Vanchiglia: “Saremo – commenta – come cattedrali nel deserto: ci chiediamo, a proposito, in quanti si muoveranno alla volta delle librerie e se sia opportuno ribaltare improvvisamente le cose vista la fatica fatta da tutti per adattarsi alla situazione anche con le consegne a domicilio. Le librerie, inoltre, sono luoghi di ritrovo e scambio, che senso avrebbe riaprire se alle persone viene detto di restare a casa mantenendo il distanziamento sociale? Avessero interpellato la filiera probabilmente la decisione sarebbe stata diversa”.

Marco Berton

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