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Cronaca | 30 aprile 2020, 11:32

Coronavirus, flash mob di medici e infermieri: “Abbiamo i dispositivi contati, siamo stufi di elemosinare protezioni” [FOTO e VIDEO]

Stufi di essere chiamati “angeli” chiedono solamente di essere messi nelle condizioni di lavorare in sicurezza, per tutelare la loro salute e quella dei pazienti

Coronavirus, flash mob di medici e infermieri: “Abbiamo i dispositivi contati, siamo stufi di elemosinare protezioni” [FOTO e VIDEO]

Mascherine e dispositivi di protezione, tamponi e test sierologici. Sono queste le richieste di medici e infermieri piemontesi che questa mattina, alle 10, sono usciti fuori dagli ospedali per un flash mob di protesta. Per urlare la loro rabbia contro la poca considerazione riservata loro dalla Regione.

Uno dei problemi più sentiti, come detto, è quello dei sistemi di protezione individuale, i dpi: “E’ importante che siano dati in dotazione a tutti, reparti Covid e non” spiega un’infermiera del reparto di Ematologia delle Molinette. “I dpi mancano adesso come in passato e poi c’è la questione tamponi: a me è stato fatto dopo 17 giorni di quarantena e per fortuna sono risultata negativa. Stiamo però parlando di 10 giorni fa” confida arrabbiata l’operatrice sanitaria, che pur essendo sempre esposta al rischio si sente poco tutelata.

 

Abbandono e poca riconoscenza. La stessa sensazione vissuta e raccontata dai colleghi che hanno lasciato per mezz’ora la postazione per scendere nel cortile dell’ospedale torinese. “Chiediamo dpi perché sono una barriera per proteggere sia l’operatore che l’utente: l’emergenza è ormai iniziata da 60 giorni, all’inizio abbiamo fatto molta fatica, essendo stati esposti per molto tempo in condizioni precarie”. Alla domanda se oggi la situazione è migliorata, la risposta è sincera: “Ora sono finalmente arrivati i dpi, ma a fatica. Sono centellinati. Elemosiniamo mascherine, visiere e i camici li usiamo solo in determinate condizioni. Facciamo fatica”.

Noi abbiamo posto l’accento sui dpi, sono ancora insufficienti: mancano mascherine FFP2, mancano visor e camici” attacca Michele Cutrì, UIL FPL Città della Salute. “L’altro aspetto importante è la carenza di personale: bisogna assumere, stabilizzare le poche assunzioni fatte in modo tale da sostenere i fabbisogni di salute. In questi anni sono stati effettuati tagli lineari, oggi ne paghiamo le conseguenze” conclude il sindacalista. “Chiediamo che ci siano più protezioni, più personale: negli ultimi tempi la Regione non ha risposto prontamente a quello che avevamo chiesto e cioè una cura migliore e un’organizzazione sanitaria efficiente per i cittadiniFrancesco Cartellà, Cigl Funzione Pubblica Città della Salute.

Fuori dalle Molinette si respira un’aria di frustrazione, rabbia e sconforto. Gli operatori sanitari si sentono poco protetti. C’è poi chi punta il dito contro difetti strutturali, contro i tagli applicati metodicamente nel corso degli anni. Sul banco degli imputati, quindi, vi salgono anche gli ospedali torinesi, come le Molinette: "E' un ospedale vecchio, fatiscente. E’ ora di realizzare un presidio nuovo, pubblico e con posti letto”. “Non ci si dimentichi della medicina del territorio, manca. Non esiste. I medici di famiglia servono, sono utilissimi” ribadisce un’infermiera.

Analoghe proteste si sono svolte anche fuori dagli altri presidi sanitari della Regione: a Carmagnola sono stati soprattutto gli infermieri a uscire fuori dall’ospedale San Lorenzo, tutti muniti di cartelli. Caso particolare invece per quanto riguarda i lavoratori dell’Asl To3, che non ha concesso ai lavoratori di partecipare al flash mob. “Oggi è stato leso il diritto costituzionale ai lavoratori di manifestare il loro dissenso verso le politiche adottate dalla Regione aspetto alla gestione dell’emergenza Covid-19” affermano congiuntamente la FP CGIL e UIL PL.

Tra sventolio di bandiere e voci di protesta che si alzano in coro, finita la mezz’ora di flash mob medici e infermieri tornano diligentemente in reparto, in quelle corsie dove si continua a combattere il Coronavirus. La loro richiesta, di fatto, è semplice: non vogliono essere chiamati eroi, ma pretendono che i loro sforzi vengano riconosciuti tutelandoli e mettendoli nelle condizioni di lavorare in sicurezza.

Sulla manifestazione è intervenuta la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Francesca Frediani: "Sacrosanta la protesta dei lavoratori della sanità piemontese contro la Giunta Cirio davanti ai principali ospedali della Regione. Questi lavoratori, per mesi interi, sono stati ignorati dalla Giunta ed hanno pagato sulla propria pelle l'inadeguatezza di chi guida la Regione Piemonte. Pensiamo, ad esempio, alla mancanza di dispositivi di protezione individuale per buona parte dell'emergenza ed ai ritardi nell'effettuazione dei tamponi per il personale sanitario. Non basta il “contentino” promesso da Cirio in busta paga. Queste persone meritano considerazione e ascolto".

Andrea Parisotto

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