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Economia e lavoro | 06 agosto 2020, 16:20

Torino, l’appello dell'automotive al Comune: “Basta demonizzare l’auto, dà lavoro a migliaia di famiglie”

Nella città che promuove ogni giorno di più la mobilità sostenibile, il mondo dell’automotive chiede una comunicazione più prudente: “Chi demonizza l’auto crea un disagio a tutto il settore e ai lavoratori”

Torino, l’appello dell'automotive al Comune: “Basta demonizzare l’auto, dà lavoro a migliaia di famiglie”

Una comunicazione più prudente da parte del Comune di Torino per non danneggiare un settore, quello dell’automotive, in ginocchio a causa della recente flessione di mercato aggravata dalla pandemia. 

E’ questa la richiesta che Fabrizio Amante, consigliere dell’Associazione Capi e Quadri Fiat in rappresentanza dei lavoratori, rivolge direttamente alla sindaca Chiara Appendino e ai consiglieri della sua maggioranza che più di una volta hanno espresso posizioni contrarie all’utilizzo dell’auto in favore della mobilità dolce: “Un’amministrazione che demonizza l’auto, crea disagio. Ci sono migliaia di lavoratori coinvolti, con le loro famiglie: tantissime persone vivono grazie a questo settore. Una comunicazione più prudente e un cambio di strategia a livello locale potrebbero aiutare a invertire la tendenza”. 

Se pare evidente che non è di certo la comunicazione dei rappresentanti torinesi del Movimento 5 Stelle ad aver fatto sprofondare il settore dell’automotive nel baratro, è altrettanto vero che qualche uscita pubblica pare non esser stata apprezzata da chi in quel campo lavora da anni e giorno dopo giorno deve già fare i conti con una crisi senza precedenti.  

In difesa delle scelte della Città, soprattutto a livello mediatico e di comunicazione, la consigliera pentastellata Daniela Albano, che ha voluto ribaltare completamente la questione: “Le politiche di mobilità che le città adottano sono dettate da richieste dei cittadini, da cui derivano poi scelte. Le aziende seguano le politiche dettate dalla città. Torino applica incentivi a una mobilità diversa, in linea con le principali città europee” ha affermato, riferendosi alla mobilità dolce e invocando una maggiore propensione al cambiamento e alla transizione da parte delle aziende del settore automotive. 

Diametralmente opposto il pensiero della consigliera Federica Scanderebech: "L’Istituzione comunale deve fare la sua parte nel rilancio del settore dell’automotive. Rappresentiamo il Consiglio comunale della città in cui ha sede FCA, le politiche della maggioranza non stanno altro che demonizzando l’uso dell’automobile. Una consigliera di maggioranza reputa anche che siano le fabbriche che si debbano adeguare alle nuove politiche della città, mi auguro che ironicamente non stia incitando FCA a incominciare a produrre bici o monopattini nella sua fantastica visione del futuro”. “Come città invece dobbiamo fare un forte segnale anche per incentivare gli stessi dipendenti nell’acquisto di auto dell’indotto FCA. L’unica mia preoccupazione non è una nuova mobilità bensì tutelare i lavoratori del comparto torinese dell’automotive” conclude poi Scanderebech.

L’assessore al Commercio Alberto Sacco, dal canto suo, ha ribadito come dal 2016 la Città si sia mess al lavoro per riportare lavoro a Torino: “Noi da sempre riteniamo che sia fondamentale riuscire a tenere in piedi il settore industriale a 360 gradi. Non a caso sono nati negli anni progetti concreti come la zona dedicata all’aerospazio in corso Marche e Tne a Mirafiori o Torino area di crisi complessa”. Insomma, al di là della comunicazione, un percorso concreto di sostegno al settore industriale e dell’automotive.

Anche perché, come rivelato da Ugo Bolognesi, responsabile Fiom di Mirafiori, la progressiva conversione all’elettrico è stata sì utile, ma non ha dato ancora i risultati sperati: «Servono più investimenti. I lavoratori della carrozzeria di Mirafiori sono in cassa integrazione da 13 anni”. Bolognesi identifica nei volumi il vero problema del settore: “Quella dell'auto non è una crisi che parte con la pandemia, risale almeno a 10 anni fa: siamo passati da una produzione di più di 200mila vetture a nemmeno 20mila annue”. 

Inevitabile però che per cambiare davvero marcia e invertire il trend, serva l’aiuto del Governo. “L’80%-90% di aziende chiuderà il 2020 con fatturato in calo tra il 15% e il 25%. Fatturato che andrà recuperato in 3/4 anni e questo è un dato che preoccupa” spiega Gianmarco Giorda, direttore Anfia. Un bel segnale di speranza potrebbe arrivare dal decreto agosto, come rivelato dallo stesso direttore: “Stiamo lavorando con il Governo per chiuder operazione da mezzo miliardo di euro di incentivi: misura significativa, potrà entrare nel decreto agosto. 500 milioni che vedranno inserimento della fascia di auto 61-110 grammi di co2 all’’interno degli incentivi, per qualche centinaio di migliaio di vetture coinvolte”.

“Torino deve avere un ruolo importantissimo, ma la città deve alzarsi in piedi e rivendicarlo quel ruolo” è l’appello di Bolognesi alla classe politica e dirigenziale. Un appello all’unione e all’orgoglio, per rilanciare un settore sempre più in crisi.

Andrea Parisotto

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