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Economia e lavoro | 24 novembre 2020, 18:02

Il Covid spaventa le famiglie, che risparmiano di più (+3,8%). Pioggia di prestiti sulle aziende, ma si perdono 17mila posti di lavoro

Il Pil a giugno è crollato del 19%. Secondo Banca d'Italia sono stabili i prestiti per i privati, che hanno però ridotto i consumi (-9%). Dati 7,5 miliardi in più alle imprese, ma spariscono i contratti a tempo e stagionali

Il Covid spaventa le famiglie, che risparmiano di più (+3,8%). Pioggia di prestiti sulle aziende, ma si perdono 17mila posti di lavoro

Una grande "fame" di credito e un colpo che il mondo dell'occupazione ha accusato, nonostante i provvedimenti governativi a sostegno del reddito e per conservare i posti di lavoro.

Anche la Banca d'Italia contribuisce a disegnare il profilo di un Piemonte che dopo 9 mesi si guarda indietro e fa la conta dei danni della crisi Covid-19. E se alcuni aspetti concordano con quanto rilevato anche da Unioncamere Piemonte (un brusco calo fino a giugno, poi una ripresa strozzata dalla seconda ondata di settembre), a livello finanziario emerge un dato decisamente significativo. Da marzo, in poi, le erogazioni a favore delle industrie della regione sono cresciuti di 7,5 miliardi di euro. Tanto che, in termini di liquidità, a fine settembre metà delle imprese diceva di avere una situazione simile alla fine del 2019, con circa due terzi che ritenevano fosse adeguata alle proprie necessità e solo il 5% dichiarava problemi

"A partire da marzo, dopo un periodo di calo o stagnazione, la dinamica del credito ha visto un processo di crescita con ritmi molto intensi, arrivando a un tasso del +15% a settembre su base annua - dice Roberto Cullino, responsabile della Divisione analisi e ricerca economica territoriale Sede di Torino della Banca d’Italia -. I prestiti sono aumentati in maniera uniforme sia per le grandi che per le piccole imprese (pmi), edilizia compresa, dopo anni di contrazione ininterrotta. E' l'effetto delle misure varate dal Governo e dalla Bce per sostenere l'attività di erogazione di credito delle banche e infatti si registra un circolo virtuoso con aumenti sia della domanda che dell'offerta di finanziamenti".

Fiducia e consumi: -9% nonostante la ripresa estiva. Si risparmia di più
Meno evidente invece l'effetto del miglioramento delle condizioni del credito per le famiglie, ma in questo caso a incidere sono soprattutto i timori complessivi per il futuro e la conseguente contrazione dei consumi (e dunque della domanda di credito). 

A conferma, ci sono i dati che fanno vedere come i consumi siano bruscamente calati, con le compravendite immobiliari in particolare calate di un quinto. L'estate ha portato poi una ripresa, anche se in tutto il 2020 la diminuzione è del 9%.
I prestiti alle famiglie sono di conseguenza scesi, soprattutto da marzo e aprile, sia per i mutui che per il credito al consumo. Dal +9% si è scesi a una crescita dell'1%.

Il risparmio delle famiglie vede però una crescita dei depositi bancari delle famiglie: c'è stato un calo a marzo e aprile, ma si assesta a settembre sui valori del +3,8%. "Continua una fase di accumulazione e risparmio nella forma più liquida", dice ancora Cullino. "Mentre la qualità del credito non è peggiorata: il tasso di deterioramento è rimasto in linea con i valori del 2019 nei primo 9 mesi del 2020, anzi è calato, anche se con scostamenti minimi. Ma è un effetto ampiamente determinato dalle misure straordinarie varate a favore delle aziende e delle famiglie, tra moratorie e ammortizzatori sociali per il sostegno al reddito".


Il mondo del lavoro: persi 17mila posti precari
A preoccupare le famiglie (e influenzare i loro consumi) sono soprattutto le prospettive per il mondo del lavoro. Per ora gli effetti sono stati mitigati dal blocco dei licenziamenti, ma cosa succederà dopo? Intanto, il conto vede un calo di 17mila posti da gennaio a ottobre, legate proprio a posizioni stagionali e a tempo determinato.

"L'impatto poteva essere peggiore senza le misure di sostegno ai redditi che sono state messe in campo", sottolinea Cullino. Nel primo semestre 2020 e ore lavorate sono scese del 16% mentre gli occupati sono calati dell'1,8% (anche se i lavoratori autonomi sono scesi di oltre il 5,5% mentre lo stop ai licenziamenti ha lasciato quasi indenni i dipendenti).

Si è però verificato un rallentamento dell'accesso al mercato del lavoro, specialmente tra i giovani. E da giugno il saldo tra ingressi e uscite si è risollevato (tornando ai livello del 2019), ma soprattutto contratti a termine.


Una ripresa "strozzata" dalla seconda ondata
Quel che emerge in definitiva dall'analisi della Banca d'Italia è di un Piemonte che era pronto a cavalcare la ripresa, ma le cose non sono andate come si pensava. Colpa della seconda ondata di Covid-19. "Il terzo trimestre ha sottolineato per il Piemonte una ripresa parziale, ma evidente - dice Lanfranco Suardo, neo direttore della sede torinese della Banca d'Italia -, ma c'è un ospite sgradito: ciò che è accaduto nelle ultime tre settimane con l'introduzione delle nuove misure di parziale blocco e lockdown, anche se sono provvedimenti diversi da quelli della scorsa primavera, che li rendono più difficili da prevedere nei loro effetti rispetto a qualche mese fa".

"Arriviamo da un 2019 in cui il Pil già stava calando, ma nella prima metà del 2020 la caduta è stata drammatica, dal 6,5% del primo trimestre fino al 19% e più accentuato rispetto alla media nazionale - aggiunge Cullino -. Il terzo trimestre ha portato un recupero significativo, anche superiore alle attese. A settembre, addirittura, gli indicatori si erano attestati su territori lievemente positivi".

Ma è stato un recupero poco omogeneo. "E' stato più forte nell'industria - prosegue Cullino - soprattutto per automotive e gomma plastica, mentre tessile e macchinari sono rimasti in difficoltà. Una certa ripresa si è segnalata nell'edilizia. Il terziario, infine, ha mostrato una ripresa meno evidente".

La produzione è risalita di circa un terzo rispetto al secondo trimestre dell'anno, ma il tasso di utilizzo degli impianti resta al di sotto della media del 2019. E considerando i primi nove mesi dell'anno, sono 3 su 4 a dire che il fatturato è sceso, mentre solo per uno su 10 è salito.

Sono quindi già un ricordo le previsioni che, a settembre, coltivavano speranze per una prosecuzione della crescita tra domanda-fatturato e investimenti, mentre nelle costruzioni c'erano grandi speranze legate al bonus del 110%.

Massimiliano Sciullo

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