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Attualità | 30 novembre 2020, 19:13

Il Reséau Entreprende Piemonte presenta la propria equazione: "fare imprenditori" per creare posti di lavoro (VIDEO)

A livello piemontese l'attività coinvolge 51 aziende, 20 in accompagnamento e 31 con percorso concluso, e ha creato oltre 350 nuovi posti di lavoro coinvolgendo 65 associazioni e 16 settori di mercato: oggi (30 novembre) si sono presentati anche i risultati dell'Agribusiness Innovation Lab 2018-2019

Il Reséau Entreprende Piemonte presenta la propria equazione: "fare imprenditori" per creare posti di lavoro (VIDEO)

14.500 imprenditori coinvolti, 180mila ore di volontariato, 13mila imprese accompagnate, 130mila posti di lavoro creati o salvati. Il tutto in 130 sedi in 11 paesi e con l’inclusione di 67 associazioni. Sono questi i numeri a livello internazionale di Reséau Entreprende Piemonte, la rete solidale di imprenditori intenzionata a creare posti di lavoro formando nuovi imprenditori.

I dati – con il focus sull’edizione 2018-2019 del progetto Agribusiness e la presentazione della nuova edizione, il cui bando di partecipazione è in scadenza proprio oggi alle 23.59 – sono stati al centro della conferenza su Zoom realizzata nel pomeriggio odierno.

Giovanni Radis, presidente di Reséau Entreprende Piemonte – che a livello regionale coinvolge 51 aziende, 20 in accompagnamento e 31 con percorso concluso, e ha creato oltre 350 nuovi posti di lavoro coinvolgendo 65 associazioni e 16 settori di mercato - , il compito di presentare il gruppo, i suoi valori e la sua mission principale: “Reséau nasce nel 1985 in Francia con il contributo dela Fondazione Michelin Sviluppo per sostenere l’attività imprenditoriale del territorio, e arriva in Piemonte nel 2010; al centro, vede proprio l’equazione: +posti di lavoro = + imprenditori, che si esplica in uno sforzo laico e apolitico in cui aziende con esperienza e più recenti formano un continuo contatto gestito in forma totalmente gratuita e puntato alla reciprocità. Un’azienda entra nel Reséau in cerca di un sostegno e dopo alcuni anni lo restituisce ad altre aziende più recenti”.

Nel 2019 il Reséau ha incontrato preliminarmente 51 aziende e ha avviato un percorso di personalizzazione con 12 di loro, proseguito poi ulteriormente per sei di loro.

- I DATI CUNEESI

La sezione Alba-Cuneo del Reséau coinvolge 16 imprese “senior” e 11 start up accompagnate, oltre alle 15 portate a professionalizzazione; inoltre, ha creato e salvato 50 posti di lavoro mettendo in campo oltre 1000 ore di volontariato.

- L’AGRIBUSINESS INNOVATION LAB

Grande spazio nel corso dell’incontro online al progetto puntato all’arricchimento dell’ecosistema imprenditoriale locale sostenendo, assistendo e accelerando l’attività di neo-imprese e start up che riguardino i settori dell’agricoltura, del food&wine e del turismo, l’Agribusiness Innovation Lab.

Il progetto è nato dalle tante richieste di sostegno giunte allo sportello della sede provinciale cuneese – hanno spiegato Lisa Orefice e Massimo Mereta (direttore Fondazione Michelin Sviluppo) - . L’edizione 2018-2019 ha coinvolto un totale di 26 soggetti di cui 14 start up, con un totale di 32 utenti che hanno beneficiato di un trimestre di accelerazione gratuita e iniziato un percorso di accompagnamento della durata di due anni. Quella 2020-2021, che da domani non accetterà più candidature, prevede ancora tre mesi di accelerazione, due ulteriori anni di accompagnamento e 30 ore di assistenza, oltre a un tutoraggio dedicato e l’accesso a un finanziamento fino a 200mila euro e al premio speciale messo in campo da Fondazione Michelin Sviluppo di 5mila euro come premio Agribusiness 2020”.

Le tre start up che si sono aggiudicate la precedente edizione del concorso - Bikesquare, DL novel food e Vinooxigen – sono state presentate da  Leonardo Raineri, innovation manager di Miroglio Group.

- I COMMENTI DEGLI INTERVENUTI

Anche la Fondazione CRC si spende per la digitalizzazione delle piccole e medie aziende, pronte a fare il grande salto, del territorio cuneese, grazie all’utilizzo dei propri digital ambassador – ha sottolineato il presidente Giandomenico Genta - . Siamo tra le pochissime fondazioni in Italia che vedono nello sviluppo economico il proprio primo settore d’intervento, nell’ottica del rimboccarsi le maniche che è propria anche dell’intero territorio cuneese. Nel mondo di oggi serve innovare per davvero, non è sufficiente dare una mano di bianco per poter sostenere di aver cambiato le cose”.

Alcuni imprenditori coinvolti nell’attività del Reséau sono intervenuti per illustrare la propria esperienza.

Pierpaolo Carini (Egea): “Il mondo è cambiato ed è ora che tutte le aziende voltino pagina e si rendano conto che le start up, specie se esterne, sono di particolare importanza. L’intero Piemonte, fuori dalle città metropolitane, sono simboli della buona provincia italiana, dove ogni gruppo lavora, come accade nel Reséau, come una comunità composta da ruoli e capacità peculiari: è fondamentale che si lavori però sulla digital innovation”.

Soddisfatto di vedere il buon successo del Reséaur e della sede cuneese dopo cinque anni di attività – ha detto Giuseppe Miroglio (Miroglio Group) – interessante il concetto della creazione di posti di lavoro unito alla creazione di imprenditori, realizzato in un contesto in cui non solo le start up imparano dalle aziende più tradizionali ma anche il contrario. Serviva introdurre un’ottica del genere, specie in una provincia come quella della Granda, in cui lo spirito imprenditoriale che l’ha sempre caratterizzata si è trovato negli ultimi anni a vivere un po’ di rendita”.

Soddisfatti anche Roberta Rostagno (Comete) e Gianmarco Salvagno (Keyland): “Entrare a far parte del Reséau ci ha aiutati in modi davvero inaspettati, specie durante l’ultimo anno. La digitalizzazione è al centro del “grande salto” al quale sono chiamate le aziende e quelle che hanno lavorato di più per innovarsi e modernizzarsi hanno risposto meglio al difficile periodo pandemico: certo cambiare i processi aziendali è tutto tranne che semplice, e c’è sempre il rischio di fallire”.

L’azione del Reséau si sposta bene con l’identità e gli sforzi della Fondazione Compagnia di San Paolo – ha detto in conclusione Daniela Gregnanin, responsabile della missione Accelerare l'innovazione - , specie nell’attenzione che pone rispetto l’organizzazione puntuale dell’attività imprenditoriale. Serve che gli investitori abbandonino l’ottica univoca della redittività: le start up italiane sono spesso simili a tartarughe, ovvero lente sì ma longeve e resistenti”.

S.Gir.

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