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Cronaca | 04 dicembre 2020, 18:45

Omicidio di Monteu Roero, definitive le condanne per tre componenti della banda che uccise l’orefice Piatti

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da Francesco Desi, Junior Giuseppe Nervo ed Emanuele Sfrecola, confermando per loro le pene a 16 e 12 e anni di reclusione decise in appello nel giugno scorso

Omicidio di Monteu Roero, definitive le condanne per tre componenti della banda che uccise l’orefice Piatti

Con la decisione presa dalla I sezione della Corte di Cassazione divengono definitive le condanne che i giudici d’Appello del Tribunale di Torino (presidente Fabrizio Pasi) hanno comminato nei confronti di tre componenti della banda criminale ritenuta responsabile dell’omicidio di Patrizio Piatti, l’orefice freddato nel garage della sua villetta di Monteu Roero all’alba del 9 giugno 2015.

Con l’udienza tenuta martedì 1° dicembre, la Suprema Corte ha infatti ritenuto inammissibili i ricorsi presentati da Francesco Desi, Junior Giuseppe Nervo ed Emanuele Sfrecola, che in secondo grado erano stati condannati rispettivamente a 16, 16 e 12 anni di reclusione per omicidio volontario, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali, al versamento di euro 3mila nella cassa ammende e alla refusione delle spese di rappresentanza e difesa sostenute dalle parti civili, la moglie e la figlia della vittima, patrocinate dall’avvocato albese Roberto Ponzio.

Un quarto imputato, Salvatore Messina, ha chiesto la trattazione orale della causa. La sua posizione è stata stralciata e rinviata all’udienza in programma per il 26 marzo 2021, mentre la posizione dell’ultimo componente della banda, Giancarlo Erbino, verrà vagliata ancora separatamente.

"Col pronunciamento di oggi – dichiara l’avvocato Ponzio – è stata definitivamente respinta la suggestiva tesi volta ad affermare che l’omicidio di Patrizio Piatti sarebbe stato lo sviluppo di una rapina finita male e che l’evento morte non fosse prevedibile e voluto. Quell’evento era in realtà una possibilità concreta in ragione delle cruenti modalità esecutive nelle quali quel disegno criminale si è svolto, della presenza sul luogo della rapina di ben due pistole come della prevedibile reazione della vittima, il cui carattere indocile era ben noto agli autori. Il fatto è stato quindi correttamente qualificato a titolo di 'concorso' e non di 'concorso anomalo', che avrebbe comportato un’attenuante di pena. Queste evidenze sono risultate in modo chiaro da un solido quadro probatorio, fondato su testimonianze, tabulati, intercettazioni e accertamenti balistici".

"Dalla giustizia – conclude il legale – arriva finalmente una rassicurante risposta rispetto a un fatto criminoso dai profili fortemente inquietanti, per un territorio che si è sempre definito come un’isola felice, oggetto invece di un pericoloso episodio di infiltrazione malavitosa".

E.Mas.

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