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Politica | 27 gennaio 2021, 07:00

Giachino: "Il prossimo sindaco di Torino deve prendere atto del declino di questi anni. E avere un progetto chiaro per il rilancio"

Il leader di "Sì Tav, Sì Lavoro" si candida alla successione di Chiara Appendino: "La vera alternativa a Movimento Cinque Stelle e Sinistra sono io". La ricetta: "Torino-Lione, Aeroporto, ma anche puntare sulle Fiere e sulla centralità dell'auto del futuro"

Mino Giachino

Mino Giachino (Sì Tav, Sì Lavoro) si candida a sindaco di Torino

"Sono io, la vera alternativa alla Sinistra e al Movimento Cinque Stelle". Va dritto al punto, Mino Giachino, ex sottosegretario ai Trasporti del governo Berlusconi e oggi leader del Movimento Sì Tav, Sì Lavoro. Mentre molti dei giochi per le candidature alla poltrona di primo cittadino sono ancora da fare, sia nel centrosinistra che nel centrodestra, Giachino sa già cosa vuole e ha ben chiaro in testa come ottenerlo.

Da dove parte la sua candidatura?
"Dalla constatazione che chiunque si voglia proporre come futuro sindaco della città deve innanzitutto partire dalla consapevolezza che da anni, ormai, Torino è in netto declino. E serve una ricetta forte per rilanciarla".

I segnali più evidenti?
"Sono tanti. Dalle difficoltà dell'industria a quella del commercio. Iveco, poi, è l'ultima puntata di una telenovela fin troppo nota: se perdiamo anche questa azienda, gli effetti a cascata saranno gravissimi, a cominciare da tutto l'indotto".

Qual è il suo modello?
"Di certo non ripetere né la ricetta Appendino, né quella Fassino. Non si crea attrazione per una città solo invitando esponenti stranieri sperando che si facciano portavoce dopo un giro nelle Langhe e un paio di bottiglie di Barolo in valigia. Torino può diventare attrattiva solo se si completa la Torino-Lione e se avrà finalmente un aeroporto collegato in maniera efficace".

E sulle idee per la città?
"Sento dire di confronti, di incontri con le associazioni di categoria. Va tutto bene, ma non può bastare. Chi vuole fare il sindaco deve avere progetti e idee, perché un primo cittadino non è il presidente di una pro loco. Serve una visione. Io per esempio avevo proposto di preparare celebrazioni per il 2021 e i 160 anni dell'Unità d'Italia, ospitando in città anche eventi di caratura nazionale come congressi dei sindacati o delle categorie".

Eventi e appuntamenti, ma il congressuale non è al palo?
"Sul mondo delle fiere è Torino che ha deciso di mollare la presa, sperando che lo spostamento della Fiera di Milano a Rho potesse portare qualche beneficio. Ma così non è stato. Se Torino vuole tornare a essere centrale, soprattutto nel mondo dell'auto, deve organizzare la Fiera sulla mobilità elettrica, la Fiera sulla guida autonoma, oppure la Fiera sulla mobilità a idrogeno. Solo così si potrà riportare in città le aziende, i manager e i ricercatori".

E in che spazi?
"C'è il Lingotto, anche se un po' decentrato, oppure le Ogr, che sono in prossimità di una stazione ferroviaria internazionale come Porta Susa. Oppure Torino Esposizioni, che è la location più bella di tutta Europa per il congressuale e soprattutto potrebbe ridare slancio anche alla ristorazione, agli alberghi e al turismo in generale".

Massimiliano Sciullo

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