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OsservaTorino | 04 febbraio 2021, 06:53

Un ascensore per il paradiso

OsservaTorino, un punto di vista su cosa accade in città fornito da Domenico Beccaria. L'argomento di oggi? La disabilità

Domenico Beccaria

Domenico Beccaria

 

Non è il primo, e non illudiamoci, non sarà nemmeno l'ultimo caso di questo genere, che sempre meno turbano le coscienze di chi ne è responsabile, figurarsi di chi le legge di sfuggita, senza esserne toccato, ma è tuttavia sintomatico di una carenza di attenzione sempre più diffusa verso il problema della disabilità.

L'episodio salito all’onore delle cronache, in questa Torino sempre più stressata dalla crisi sanitaria, che ha indotto quella economica, che è stata a sua volta prodromica a quella sociale, ci racconta di una donna che a causa della sua disabilità motoria non può scendere in strada dal suo alloggio al primo piano di un condominio di Mirafiori Sud, perché dal 20 gennaio l'ascensore del suo palazzo è fermo per manutenzione straordinaria e sulla porta di piano terra penzola il desolante cartello “fermo per manutenzione straordinaria” che per la povera donna si traduce in una condanna agli arresti domiciliari.

Naum, questo il nome della sfortunata, si consola considerando che lo Smart working comunque le consente di lavorare comunque, a dispetto del guasto, ma rimane per lei l'impossibilità ad avere una vita normale, seppur nella anormalità della sua condizione.

Ma qui sorge spontaneo l'interrogativo su quali e quanti siano veramente i diritti dei cittadini meno fortunati, con disabilità motorie di vario genere, cui le barriere architettoniche, piuttosto che la disattenzione o il menefreghismo di un parcheggio malfatto che occupa il marciapiede su cui la loro carrozzina fa fatica a passare, o non passa proprio, oppure come in questo caso, l'ignavia e le lentezze della burocrazia, impediscono di godere delle stesse libertà degli altri.

Troppo sovente, con leggerezza, non consideriamo che quell’agilità che per noi è una cosa scontata, per qualcuno è un dono della natura di cui sono stati privati e che quindi è nostro dovere, anche solo con comportamenti civici adeguati, come un parcheggio non invasivo, come il solerte disbrigo di una pratica burocratica legata alla mobilità, come una progettazione ambientale rispettosa del prossimo, di farci carico dei problemi di chi è meno fortunato di noi.

Insomma, mettiamo la stessa attenzione usata nell’esprimerci con termini rispettosi e non offensivi, nel comportarci opportunamente per non far pesare ulteriormente ai meno fortunati, il fardello che già così si portano sulle spalle. Migliorare la qualità della vita, propria come del prossimo, dipende in massima parte da noi.

 

Domenico Beccaria

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