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Attualità | 16 febbraio 2021, 17:18

Basta cadaveri, a Torino i chirurghi di domani possono allenarsi su cervelli e corpi artificiali (o virtuali) [FOTO e VIDEO]

UniTo è il primo ateneo al mondo a utilizzare per la didattica la tecnologia di UpSurgeOn, start up che si è aggiudicata i fondi di Horizon2020 e ora sta rivoluzionando il mondo della chirurgia e del suo insegnamento

Simulatore neurochirurgia

Simulatore neurochirurgia

Non più cadaveri (con tutte le implicazioni etiche ed economiche che portano con sé), ma una scatoletta in cui viene riprodotta nei minimi dettagli una frazione di corpo umano in maniera sintetica, realizzata con stampanti 3D, su cui fare esercitare i medici di domani, oppure fare allenare chi è già un chirurgo, ma ha bisogno di mantenere le proprie competenze.
Succede a Torino, presso la Scuola di specializzazione in Neurochirurgia dell'Università di Torino, dove presto gli studenti potranno misurarsi con un cervello (non per nulla di chiama l'attrezzatura si chiama "Brainbox") o soltanto una sua porzione, ma non solo: sarà possibile applicare lo stesso metodo anche a intestino, tratti del collo, tratti spinali e così via. Le applicazioni sono sostanzialmente infinite e le porzioni riprodotte con questa metodologia sono in tutto e per tutto identiche a quelle vere. E prima di passare alla "pratica" possono prevedere anche un prima fase di allenamento "virtuale" grazie a un programma di realtà aumentata che consente di simulare in tutto e per tutto situazioni, movimenti e possibile scenari che un medico può trovarsi ad affrontare durante un'operazione.

 Il corpo diventa un elemento artificiale, stampato in 3D

A trovare spazio nelle aule di corso Massimo D'Azeglio è la proposta di UpSurgeOn, start up ormai in fase di crescita robusta che offre la possibilità di superare l'uso dei corpi umani ormai senza vita per formare i chirurghi, utilizzando invece materia prima artificiale, dai costi decisamente più contenuti, riproducibile dunque su vasta scala e declinabile anche in diverse ipotesi di patologie o di situazioni.

La cornice in cui viene lanciata la proposta è un luogo piuttosto evocativo, per Torino: la "sala settoria" dell'Istituto di Anatomia dell'Università. Proprio dove - tra i marmi delle colonne e dei pavimenti - fino a oggi gli studenti si sono esercitati sui tavoli da autopsia con i corpi donati alla scienza. E dove invece, già dal prossimo semestre, potranno utilizzare - primi al mondo - questa nuova tecnologia come materiale didattico.



"Si tratta di uno strumento nuovo, ma essenziale, per tutto il training neurochirurgico, ma che può essere applicato a qualunque altro aspetto anatomico, abbinando il sapere al saper fare - dice il professor Diego Garbossa, direttore della Scuola di specializzazione dell'Università di Torino -. Dall'approccio alla craniotomia, fino all'intervento sul cervello, se vogliamo riferirci soltanto alla neurochirurgia". I benefici sono a 360 gradi. "L'uso di questa strumentazione aumenta moltissimo la sicurezza, ma anche le competenze e le capacità dello specializzando, potendo verificare concretamente quanto appreso".

Senza considerare i minori costi e la possibilità di poter procedere alle simulazioni a distanza e in remoto, "magari affidando ogni box al singolo studente, che può esercitarsi a casa propria", conclude Garbossa.

 

Un'intuizione che ha meritato i fondi di Horizon2020

"Quattro anni fa era solo un'idea e oggi siamo in grado di effettuare applicazioni su qualunque tipo di chirurgia - racconta Paolo Raimondo, di UsSurgeOn -: siamo riusciti a a essere tra gli unici tre vincitori in Italia del bando nell'ambito di Horizon 2020 e in un mese e mezzo abbiamo trovato una sessantina di clienti nel mondo, soprattutto ospedali e università. Dagli Usa a Londra, dalla Svizzera a Berlino fino alla Cina". Per ora, a quelle latitudini, si procederà con i test, mentre presso l'Università di medicina di Torino si passa già a una applicazione su vasta scala.

 

E il fatto che si parta dalla Neurochirurgia non è casuale. Si tratta di un settore molto delicato della medicina, tanto che nel mondo il 19% delle cause legali per la salute è proprio per episodi legati alla neurochirurgia. A fronte di una necessità stimata, in tutto il pianeta, di 27mila neurochirurghi, mentre sono quasi 5 milioni i casi chirurgici non trattati per carenza di personale medico adeguato.

"Abbiamo assunto 12 persone, in piena epoca Covid e con un'età media di 30 anni - racconta Federico Nicolosi, uno dei fondatori dell'azienda, oltre che neurochirurgo lui stesso -. È una storia tutta italiana e partendo da Torino vogliamo dimostrare che non sono solo storie Usa". A loro, a completare il team di UpSurgeOn, si aggiungono 10 esperti che garantiscono la loro consulenza scientifica. 

Massimiliano Sciullo

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