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Eventi | 20 febbraio 2021, 07:38

Il Museo del Cinema omaggia la fondatrice Maria Adriana Prolo a 30 anni dalla scomparsa

Una mostra, la riproposizione del documentario "Occhi che videro", la ristampa anastatica del suo "Storia del cinema muti italiano", un convegno e progetti per le scuole

Maria Adriana Prolo

Maria Adriana Prolo nel suo studio a Palazzo Chiablese durante le riprese di "Occhi che videro" (1988)

Il 20 febbraio 1991 moriva, a 82 anni, Maria Adriana Prolo, tenace e appassionata fondatrice del Museo Nazionale del Cinema. A lei, nel trentennale della scomparsa, è dedicata la mostra Maria Adriana Prolo: un museo, la sua fondatrice: una selezione di immagini che la ritraggono dagli anni Venti alla fine degli anni Ottanta, ospitate fino a fine marzo sulla cancellata esterna della Mole Antonelliana.

“È un affettuoso omaggio che dedichiamo alla fondatrice del museo, rendendo merito al grande lascito culturale che ha tramandato, non solo in termini di collezioni, senza il quale l’attuale museo non sarebbe esistito” - sottolinea il presidente Enzo Ghigo.

Agli scatti privati, provenienti anche dall’archivio di famiglia, si accompagnano alcune delle fotografie esposte in occasione della mostra dedicata alla prima sede del Museo del Cinema a Palazzo Chiablese, curata da Lorenzo Ventavoli, per arrivare alle immagini realizzate da Elena Bosio sul set del documentario Occhi che videro di Daniele Segre (Italia 1989, 50’). 

Il documentario sarà disponibile online sul canale Vimeo del museo per tutta la durata dell’omaggio. Sarà possibile accedere al film anche inquadrando il QR code posto sul pannello introduttivo della mostra.

“È il primo di una serie di eventi che vedranno protagonista una straordinaria figura del Novecento, pioniera del collezionismo e della storiografia cinematografica ma anche donna dal carattere forte e dallo spirito anticonformista, con una determinazione e una passione da esempio per intere generazioni di studenti e appassionati” - racconta Domenico De Gaetano, direttore del Museo del Cinema.

E' stata anche annunciata la ristampa anastatica e la traduzione del suo volume Storia del cinema muto italiano, Vol. I, edito nel 1951 e ormai di difficile reperibilità: un’opera coraggiosa che, in parte superata dalle successive ricerche, si ripropone oggi per l’assoluta originalità nella scelta pionieristica dell’ambito disciplinare, con una  rigorosa metodologia di documentazione e analisi delle fonti che l’autrice maturò nel corso dei suoi studi universitari sulla storia risorgimentale. Si tratta della prima iniziativa realizzata dal Centro ricerche sul cinema muto italiano Giovanni Pastrone, fondato nel 2020, con il contributo dell’Associazione Museo Nazionale del Cinema.

Oltre alla ristampa anastatica il volume sarà disponibile nei prossimi mesi in versione digitale, accessibile gratuitamente. Il testo di Maria Adriana Prolo, che costituisce la prima parte dell’opera, sarà tradotto nelle lingue ufficiali della Fédération Internationale des Archives du Film (francese, inglese e spagnolo). 

La divulgazione del volume, a distanza di settant’anni, sarà il punto di partenza per l’organizzazione nel prossimo anno accademico di un convegno dedicato al passato e al futuro della storiografia del cinema muto italiano.

È inoltre previsto, a cura dei servizi educativi del Museo con il supporto del Centro ricerche Pastrone, un progetto per le scuole dedicato alla figura di Prolo. Infine, la ricorrenza sarà anche l’occasione per riconfermare il legame a doppio filo con Alessandro Antonelli, tanto prolifico da aver dato vita non solo al Museo del Cinema di Torino ma anche - con Fernanda Renolfi, Carlo Dionisotti e un gruppo di studiosi - al Museo Storico Etnografico nel 1973 a Villa Caccia (Romagnano Sesia), proprio in un complesso progettato e realizzato da Antonelli.

Saranno proprio loro i due personaggi che daranno il benvenuto ai visitatori nel nuovo allestimento del piano di accoglienza alla Mole Antonelliana, previsto nel corso del 2021.

Manuela Marascio

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