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Attualità | 26 marzo 2021, 08:22

Quote rosa o quote capaci?

Sono da sempre stato contrario alle cosiddette “quote rosa”, che considero uno svilimento delle professionalità femminili, che esistono eccome

Domenico Beccaria

Domenico Beccaria

Nella mia veste di presidente del Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata, ieri mattina, da remoto, che ormai funziona solo più così, ho partecipato ad una riunione dell'associazione che riunisce i maggiori musei del Piemonte. Erano presenti una settantina di rappresentanti dei musei associati e, con mia sorpresa, ma anche con mio piacere, la stragrande maggioranza delle persone presenti in call conference, erano donne. Non sto a dilungarmi sul contenuto della riunione, che per quanto interessante ed importante, non è l'argomento di cui voglio scrivere oggi, ma mi soffermo invece sulla composizione di questo consesso.

Come dicevo, al di là di pochi rappresentanti del cosiddetto sesso forte, il rosa era la tinta predominante e me ne sono compiaciuto e complimentato con le signore, durante il mio intervento. L'arte e la cultura, sono argomenti sicuramente delicati ed importanti in una società come la nostra, che si definisce civile, e che quindi deve avere, come in effetti ha da secoli, un occhio di riguardo, attento al bello. Non per niente, secondo l’Unesco, oltre il cinquanta per cento del patrimonio artistico e culturale mondiale, si trova nel nostro Bel Paese e il fatto che a custodirlo, come millenni fa, siano le muse e non gli uomini, constatare che nei posti che contano del panorama culturale e museale piemontese ci siano moltissime donne, è certamente un bel segnale.

Per quanto mi riguarda, sono da sempre stato contrario alle cosiddette “quote rosa”, che considero uno svilimento delle professionalità femminili, che esistono eccome, preferendo ad esse quelle che io definisco le “quote capaci”, ovvero assegnare i posti non tenendo conto del genere, ma delle capacità effettive.

Lo dico, ma lo pratico anche, perché a predicare bene ma poi razzolare male, sono capaci tutti. E quindi, giusto per fare un po' di esempi, la mia medico di fiducia è donna, così come lo sono commercialista, webmaster, addetto stampa ed altre figure professionali con cui ho relazioni di lavoro. Va ovviamente ammesso che, nella nostra società, da secoli dominata dagli uomini, non è semplice crearsi spazi, quando oltre all’orario di lavoro, c'è una casa e dei figli cui prestare le dovute attenzioni.

Ma gli esempi di donne che hanno avuto e tuttora hanno successo, non sono pochi. La cancelliera di ferro, Angela Merkel, domina la scena tedesca e mondiale da quindici anni e la lascia ora di sua volontà, non perché costretta. Ha creato i presupposti per l'ascesa al vertice europeo della sua pupilla, Ursula Von del Leyen. La regina Elisabetta e Margareth Tatcher hanno creato per anni un tandem che incuteva rispetto a tutti e molti paesi nordici hanno leader donne.

In Italia abbiamo qualche difficoltà in più, come dimostrano le ultime polemiche sul numero di ministri donna nell’esecutivo Draghi, almeno da parte del partito che si dice di sinistra e più attento alle istanze femminili. Ma la soluzione non sta nel dare il contentino di qualche carica secondaria o della nomina a capogruppo in Camera e Senato, quanto nel valorizzare le donne per quello che sono e che sanno fare.

Mi chiedo quanto ci vorrà ancora perché sia reso obbligatorio per legge il “curriculum neutro”, in cui il genere sia mantenuto celato, almeno nei preliminari, in modo da arrivare ai colloqui finali con i migliori candidati presenti nel mazzo dei pretendenti al posto offerto, indipendentemente dal suo sesso. Chissà perché, in un concorso con dieci posti disponibili, debbano essere assunte solo cinque donne, se i primi dieci curricula sono tutti e dieci di donne.

E, non me ne vogliano le signore, vero anche il contrario.

Ritornando a palla da dove abbiamo iniziato, ovvero dalle Signore dei musei piemontesi presenti in videoconferenza ieri, esse sono la dimostrazione che la capacità, la sensibilità, la professionalità, alla lunga pagano. Bravissime. E quindi, care donne, non abbiate paura di sgomitare e farvi largo nel mondo. La vostra forza interiore, la vostra capacità non deve essere oggetto di tutela, come pellerossa (ho usato volutamente questo termine, al posto del più corretto “nativi americani”) in riserva.

Non avete bisogno del Letta di turno, che vi fa cadere dall'alto due posti per darvi il contentino, perché voi valete: dimostratelo, senza paura!

Domenico Beccaria

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