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Attualità | 02 aprile 2021, 20:50

A Torino un altro barista si ammanetta al bar: "Voglio lavorare, dormo qui anche a Pasqua" [VIDEO e FOTO]

Niccolò Drago è un barista di via Piazzi: "Pochissimi ristori, tante spese e impossibilità a lavorare in queste condizioni: entro in sciopero della fame, fate come me e ribellatevi pacificamente"

Nico, barista incatenato nel suo dehors

Nico, barista incatenato nel suo dehors

Le manette ai polsi e una tenda piazzata nel dehors del suo bar, in cui trascorrere la notte. E' una protesta forte ma pacifica quella messa in scena da Niccolò Drago, 56 anni, barista di via Piazzi.

Il gesto di "Nico": sciopero della fame e notte in tenda, ammanettato al dehors

"Non ne posso più: chiedo di lavorare. Lavorare davvero. Entro in sciopero della fame, dormirò qui a Pasqua, a Pasquetta. A oltranza, finché le cose non cambieranno". E' questa la promessa che il barista rivolge ai torinesi. Agli altri cittadini, alle partite iva. "Voglio sensibilizzare le coscienze e i cuori dei miei colleghi, delle partite iva: mentre qualcuno domenica e lunedì mangerà l'agnello e il capretto o taglierà la colomba, io sarò qui. A bere acqua" spiega il barista.

"Io voglio tornare a lavorare, ma non con le restrizioni. Voglio tornare al 2019: altrimenti prendo la macchina del caffè, affitto un pullman e servo i caffè lì: tanto sui mezzi pubblici è tutto concesso" è la provocazione lanciata da Nico, esausto da uno smartworking che gli ha fatto perdere l'80% del fatturato. "Mi hanno dato 6.000 euro di ristori, cosa sono rispetto ai 740 euro al mese di affitto e 500 euro di mutuo, ogni mese? Come facciamo a pagare, se non incassiamo?". "Basta stare sulla poltrona a lamentarsi, bisogna fare qualcosa" urla Nico.

La solidarietà di Partite Iva, Ncc e fieristi 

Al suo fianco, per spirito di solidarietà in primis, ma anche per difficoltà condivise, Vincenzo. Un ncc: "Nessuno ci ha chiusi, ma non abbiamo più clienti. Il paradosso? Per questo motivo non abbiamo avuto ristori: io però ho perso il 90% del fatturato rispetto all'anno precedente". "Dopo 13 mesi, le partite iva sono in ginocchio, bisogna fare qualcosa: si muovano anche i garantiti" afferma Vincenzo.

Il gesto di Nico, sebbene estremo, ha trovato il supporto anche di Vincenzo Macrì, presidente di Pil (Partite Iva Libere Piemonte) e di Serena Tagliaferri, presidente di Afi (Associazione Fieristi italiani). "Appoggiamo la sua protesta, che è anche pericolosa perché gli scioperi della fame lo sono: è un atto di forte coraggio. Non possiamo estraniarci, se uno Stato esiste è ora che si faccia vivo e dia un aiuto concreto" spiega Macrì. "I fieristi sono chiusi da 14 mesi, lockdown totale. Oggi siamo qui per dare sostegno al barista Niccolò: prima come fieristico e poi come partite iva, ci siamo sentiti in dovere di supportarlo" gli fa eco la presidente di Afi.

Gli amici se ne vanno, la luce tramonta su via Piazzi e "Nico" rimane al tavolino, seduto. Non mangerà, non toccherà cibo nemmeno durante le feste, che trascorrerà lontano dalla famiglia: "Io voglio solo tornare a lavorare" è il suo disperato appello.

Andrea Parisotto

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