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Cultura e spettacoli | 03 aprile 2021, 12:00

Un architetto con la Leica: CAMERA presenta l'archivio privato di Roberto Gabetti a vent'anni dalla scomparsa [FOTO]

In mostra, reperti di un "diario fotografico" tenuto dal 1945 al 1965. A cura di Sisto Girodi

Roberto Gabetti

Torino. Riscostruzione dell’area della Porta Palatina, 1951

CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia annuncia l'apertura, in Project Room, della nuova mostra dedicata a Roberto Gabetti (Torino, 1925-2000), universalmente conosciuto per il suo lavoro di architetto, a vent’anni dalla scomparsa

L'esposizione, curata da Sisto Giriodi, e visitabile non appena i musei riapriranno, presenta per la prima volta un’ampia selezione dell’archivio privato dell'artista. 

Docente, progettista e creativo, Gabetti ha spesso osservato la realtà circostante servendosi di macchina fotografica, prolungamento del suo occhio e luogo della concentrazione visiva. Con la sua Leica al collo, ricevuta in dono quando fu ammesso alla facoltà di Architettura, fin da ragazzo si cimenta con le riproduzioni fotografiche dei modelli di studio. Modalità che ritroviamo nei negativi e nei provini, che costituiscono il fondo fotografico custodito dalla famiglia Gabetti, composto di circa 300 rullini 35mm, per un totale di 5.000 negativi corredati dai relativi provini a contatto e dalle informazioni di contesto.  

Sulla base di questo patrimonio, il curatore ha costruito un percorso espositivo che, attraverso oltre cento fotografie stampate dai negativi originali, ripercorre momenti della vita privata e professionale di Gabetti – viaggi in Italia e all’estero sulle orme dei maestri dell’architettura, modellini e progetti –, esprimendo il gusto per la linea, la forma, il dettaglio e l’armonia. 

"Roberto Gabetti, conosciuto come importante architetto, autorevole professore di progettazione, apprezzato come “scrittore di complemento”, autore di libri e saggi su temi diversi, – commenta il curatore Giriodi – ha tenuto per vent’anni, dal 1945 al 1965, un ‘diario’ fotografico, fino ad ora segreto, dei suoi viaggi di studio, dei progetti e dei cantieri. Quei rullini sono rimasti in un antico cassettone nello studio di via Sacchi 22 a Torino, sviluppati e imbustati nei ‘libretti’ dal laboratorio di Riccardo Moncalvo".

"Le fotografie di Gabetti - continua - caratterizzano per scelte personali: provare punti di ripresa diversi da quelli del fotografo ‘in piedi’ con la macchina ‘in bolla’; accettare la presenza nelle immagini della vita quotidiana, di uomini, donne, bambini, automobili e biciclette; scelte che rimandano ad un’idea di fotografia come conoscenza delle ragioni delle architetture, delle città e dei paesi, ma anche come antropologia visiva dei modi di vivere, di abitare, di vestirsi". 

Manuela Marascio

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