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Attualità | 19 aprile 2021, 18:27

Rifiuti abbandonati, le foto trappole non perdonano: 50 multe grazie alle telecamere

Scanderebech punta il dito contro le ecoisole: "Gestite male, c'è tanta immondizia accatastata nei dintorni"

ecoisole e fototrappole

Rifiuti abbandonati, le foto trappole non perdonano: 50 multe grazie alle telecamere

L'occhio elettronico delle foto trappole non perdona: da novembre a oggi sono 50 infatti le multe elevate a Torino alle persone sorprese ad abbandonare rifiuti. Il merito è delle telecamere installate negli scorsi mesi in via sperimentale dalla Città di Torino e da Amiat.

Se la lotta ai "furbetti" prosegue e può vantare buoni risultati, si registra invece una lenta partenza per le ecoisole introdotte in San Salvario: a denunciarlo i consiglieri comunali Federica Scanderebech (Forza Italia) e Francesco Tresso (Lista Civica per Torino).

Per l'assessore all'Ambiente Alberto Unia però non vi sarebbero grandi problemi: "In tutto San Salvario sono presenti 72 ecoisole, per un totale di 288 contenitori: non ci risultano problematiche per le oltre 6.000 tessere sostituite, a parte una. L'abbandono dei rifiuti? E' legato a comportamenti isolati" ribadisce Unia.

Se fosse vero, come dichiarato dall’assessore Unia, che un solo residente ha difficoltà ad aprire le ecoisole non ci sarebbe così tanta immondizia accatastata nei dintorni. Il disagio è ampiamente testimoniato da foto e riferito dai residenti, oltre essere sotto gli occhi di tutti" attacca la vice Capogruppo Forza Italia Federica Scanderebech.

"Molti ristoratori non hanno ancora riaperto le loro attività e potrebbero non essere in possesso delle tessere, diverse studentesse e studenti non hanno ancora ricevuto dai propri locatori le tessere, a loro si sommano altri disagi di una sperimentazione di cui il quartiere non è ancora allineato. Presenteremo una mozione per chiedere che queste ecoisole rimangano aperte almeno per ancora un periodo, onde evitare accumuli di immondizia in un luogo dove con le riaperture ci sarà un'alta concentrazione di persone” conclude Scanderebech.

Andrea Parisotto

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