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Economia e lavoro | 05 maggio 2021, 07:10

Lo smart working non è più una soluzione d'emergenza: lo useranno un'azienda su due anche dopo la pandemia

Dal 17,5% pre Covid si è passati all'86% di diffusione, ma quando sarà rientrata la situazione il 50,4% delle imprese torinesi manterrà questa modalità. Marsiaj: "Valutare bene caso per caso"

Lavoro a distanza

Lo smart working sta per diventare la normalità in un'azienda torinese su due

Lo smart working rimarrà nelle imprese torinesi anche dopo l'emergenza pandemica. Lo svela un'indagine dell'Unione Industriale di Torino, che svela come almeno un'azienda su due (il 50,4%) manterrà il cosiddetto lavoro "agile" anche in futuro.

Una modifica sostanziale delle abitudini consolidate, visto che fino a prima dell'avvento del Covid solo il 17,5% delle aziende lo utilizzava, mentre al picco dell'emergenza siamo arrivati all'86%. Ora la curva dovrebbe assestarsi, ma a un livello decisamente più alto rispetto a quelli conosciuti in passato.

"Prima" lo usavano le aziende con oltre 100 dipendenti

Ma chi è stato il pioniere, in questo campo? Senza dubbio le imprese con oltre 100 dipendenti, con un tasso di diffusione del 29%, a fronte rispettivamente di un 9% osservato nelle aziende tra 25 e 100 addetti e un 14% in quelle più piccole. Tra settori, invece, c’è una convergenza maggiore, con una forchetta che va dal 21% dei servizi al 16% dell’industria manifatturiera.
Per quanto riguarda il rapporto tra il numero di lavoratori in smart working sul totale dei dipendenti considerati, prima della pandemia Torino si attestava mediamente al 6,7% (16,8% i servizi, 5% l’industria). Nel manifatturiero torinese, dunque, il lavoro agile era un fenomeno ancora limitato.

 

Il boom nel 2020, per garantire la sicurezza dei lavoratori

La situazione è cambiata radicalmente nel 2020, anche se nell’industria l’adozione dello smart working continua a essere più limitata per la forte presenza di personale produttivo. Con l’obiettivo di ridurre il rischio di contagio sui luoghi di lavoro e nei trasporti pubblici, l’utilizzo del cosiddetto “lavoro agile di emergenza (o semplificato)” è cresciuto in modo esponenziale, arrivando a interessare a Torino l’86% delle imprese intervistate. L’emergenza sanitaria ha fortemente diminuito le differenze tra classi dimensionali e settori, anche se grandi aziende e servizi hanno evidenziato una diffusione dello strumento quasi totale (ricompreso tra il 94 ed il 98%). 

Il "dopo" riserva più di qualche sorpresa

Nulla sarà più come prima. E alcuni cambiamenti sembrano essere irreversibili. Proprio come lo smart working: il 50,4% delle imprese intervistate ha dichiarato che la modalità sarà adottata anche nel prossimo futuro. Si allarga il differenziale tra terziario (59%) e industria (47%). L’estensione è legata anche alla dimensione aziendale, con le realtà più grandi (sopra i 100 dipendenti) che prevedono una diffusione del 69%. Le PMI immaginano una presenza del lavoro agile più limitata (38% nelle aziende sotto i 25 dipendenti e 47% in quelle tra 25 e 100), ma comunque a livelli molto più elevati (in media 3/5 volte maggiori) di quanto sperimentato prima del Coronavirus.


L’utilizzo dello smart working – ha dichiarato Giorgio Marsiaj, presidente dell’Unione Industriale di Torino – è un fenomeno ormai irreversibile, soprattutto per le grandi aziende, che hanno aperto la strada. È un ottimo strumento, ma che non va adottato solo perché ormai ‘tutti lo fanno’. Occorre prima effettuare un’attenta analisi dell’organizzazione aziendale, valutando bene quali aree e quali ruoli possano essere coinvolti”.

Massimiliano Sciullo

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