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Cultura e spettacoli | 19 giugno 2021, 16:20

Le migrazioni come esperimenti di laboratorio, nell'arte in vetro di Claudia Virginia Vitari [FOTO]

Nuova mostra al Museo Diffuso della Resistenza di Torino, inserita nel programma di eventi per la Giornata Mondiale del Rifugiato. Domani visita guidata gratuita

Identità interstiziali

"Identità Interstiziali" di Claudia Virginia Vitari fino al 29 agosto al Museo della Resistenza

A Berlino ha ascoltato per anni le storie dei migranti richiedenti asilo, accogliendo le loro speranze, i loro timori, il senso di smarrimento di fronte all'ignoto. E ha fissato quei momenti di attesa e stallo nel materiale che più di tutti sa cristallizzare l'attimo finito per regalarlo alla fragile eternità: il vetro. Nasce così, dall'empatia dei contatti umani ai margini della società, la mostra Identità Interstiziali di Claudia Virginia Vitari, inaugurata ieri al Museo Diffuso della Resistenza di Torino in occasione degli eventi cittadini per la Giornata mondiale del Rifugiato

L'artista (nata a Torino nel 1987), vive e lavora nella capitale tedesca e ormai dal molti anni focalizza l’attenzione sui temi della marginalità, del disagio e le forme di normalizzazione portate avanti dalle istituzioni, dando vita a progetti di ricerca e sperimentazione. 

Questo lungo viaggio, iniziato con i cicli Melancholie (2002), in collaborazione con l’ospedale psichiatrico di Halle an der Saale in Germania, e Percorso Galera (2007-2009), ospitato nella Casa Circondariale di Torino “Lorusso e Cutugno”, e proseguito con il progetto Le città invisibili (2009-2012), ispirato all’esperienza di Radio Nikosia a Barcellona, trova nel nuovo allestimento un suo ideale compimento.

La prima installazione, O-Platz, che ha richiesto cinque anni di lavoro, dal 2014 al 2019, nasce dall'osservazione di un gruppo di profughi, per lo più provenienti da Paesi africani (ma anche Siria, Iraq e Afghanistan), durante una serie di manifestazioni a Oranienplatz, a Berlino, nell’arco di diversi mesi. "Molti attendevano il permesso di soggiorno e non potevano esporsi troppo raccontandomi il loro trascorso personale - racconta Claudia Virginia Vitari -, così ho pensato di conservare le loro storie nei testi inseriti nell’installazione, che mettono bene in luce l'impasse nelle loro esistenze dovuta a ragioni burocratiche".

Otto sfere di vetro serigrafato con inclusioni di zircar, ferro, motori elettrici e spot teatrali sono collegati e uniti in una struttura modulare che richiama la precisione razionale di un laboratorio chimico, mentre i volti disegnati che emergono sotto la superficie diafana rimandano, rovesciandone i presupposti, agli studi fisiognomici di lombrosiana memoria. Ne risulta un'installazione di forte impatto visivo ed emotivo, che invita l'osservatore a venire a patti con una spinta empatizzante ingabbiata nel rigore scientifico. 

Il secondo nucleo esposto, Lagermobi, Osservazioni, si concentra in particolare sulla vita e le difficoltà dei richiedenti asilo ospitati in alcuni campi profughi di Berlino, che l'artista ha visitato grazie a un gruppo di attivisti, il Lager Mobilisation Network. "I soggetti ritratti - spiega - sono persone conosciute nei campi di accoglienza e le frasi stampate sui disegni sono state scelte o scritte direttamente da loro. Ho voluto mettere a confronto due esperienze interstiziali, la protesta e l’attesa, dimensioni tipiche della condizione di sradicamento vissute dalle persone costrette alla fuga dai propri Paesi d'origine diventati ostili".

In definitiva, nel lavoro di Claudia Virginia Vitari, come sottolinea Roberto Mastroianni, presidente del Museo della Resistenza e curatore della mostra, "c’è una consapevolezza profonda del valore antropologico delle istituzioni e delle relazioni umane: l'artista è cosciente che la messa in forma dell’umano risponde sempre a dinamiche di disciplinamento, a pratiche istituzionali, comunicative e simboliche che Michel Foucault definirebbe microfisiche del potere. E che diventano evidenti nei processi di esclusione/marginalizzazione operati dai procedimenti di reclusione, medicalizzazione e gestione delle persone migranti".

La mostra è patrocinata dalla Città di Torino e domani, domenica 20 giugno, sarà aperta gratuitamente al pubblico per una visita guidata in compagnia dell'artista. "Faccio i complimenti al museo - ha commentato l'assessore ai diritti Marco Giusta, presente all'inaugurazione - perché, attraverso l'arte contemporanea, favorisce l'apertura di spiragli di riflessione nel nostro quotidiano. Anche quest'anno il Comune vive la Giornata del Rifugiato come importante occasione per sensibilizzare su una tematica complessa, che merita attenzione e non va strumentalizzata nel dibattito pubblico".

Manuela Marascio

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