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Attualità | 14 agosto 2021, 13:46

Il movimento “Riapriamo il Maria Adelaide” dice no all'ipotesi studentato-presidio sanitario

Gli attivisti esprimono tutte la proprie perplessità sulla recente soluzione mista proposta della Circoscrizione 7 per l'ex ospedale: “Bisognerebbe sostenere le richieste della popolazione”

Il movimento “Riapriamo il Maria Adelaide” dice no all'ipotesi studentato-presidio sanitario

La recente proposta fatta dalla Circoscrizione 7 per l'ex ospedale 'Maria Adelaide' di lungo Dora Firenze 87 a Torino, che prevede un tavolo di confronto per lo sviluppo di un presidio di medicina territoriale da abbinare alla residenza studentesca voluta dall'Università, sta facendo discutere. A schierarsi contro l'ipotesi mista è il movimento 'Riapriamo il Maria Adelaide'.

“No alla studentificazione del quartiere”

Gli attivisti e le attiviste esprimono tutte le proprie perplessità sull'idea della Sette e sul processo di 'studentificazione' portato avanti dall'ateneo: “Il movimento - sottolineano – che si batte da più di un anno per la riapertura dell'ospedale viene sistematicamente escluso. La nostra analisi mostra chiaramente come il Rettorato non immagini una destinazione sanitaria per il Maria Adelaide ma punti su un nuovo insediamento con l'obiettivo di creare una zona universitaria che porterebbe all'espulsione degli abitanti e una ristrutturazione del tessuto socio-economico in chiave di profitto per pochi”.

“Pieno riutilizzo sanitario della struttura”

Alla Circoscrizione viene anche richiesta, a proposito, un'assunzione di responsabilità:Perché – proseguono - non ha dato seguito a quanto più volte sostenuto, anche con alcune delibere, dando manforte alle istanze di un territorio che necessita di un presidio sanitario adeguato? Diciamolo chiaramente: una convivenza tra i due elementi non è possibile, a meno di non snaturare il progetto di riapertura sottoscritto da Anaao, Nursind e Ordine dei Medici che prevede un pieno riutilizzo sanitario della struttura. Cercare una mediazione significa cedere alle mire dell'Università, del tutto contrarie agli interessi della popolazione studentesca”. 

In ultima istanza, viene ribadita la contrarietà al modello di sviluppo previsto per Borgo Rossini: “Gli universitari - concludono - hanno bisogno di spazi abitativi a prezzo equo e inseriti in un contesto sociale ed economico inclusivo e abbordabile, non di qualche cameretta per studenti ricchi che porterebbe beneficio a poche categorie commerciali. Chiunque abiti, studi o lavori nella zona nord di Torino, inoltre, ha bisogno di una struttura sanitaria che al momento non esiste; un confronto tra chi vuole vendere e chi vuole comprare porterebbe, al massimo, a un piccolo poliambulatorio”.

Marco Berton

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