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Eventi | 27 novembre 2021, 15:05

Alviero Martini sulla moda green: "I nostri governatori devo impegnarsi così come i clienti"

Lo stilista ospite di Hoas in questi giorni al Lingotto Fiere: "Torino deve uscire dal suo torpore e cogliere l'opportunità di specializzarsi nella moda ecosostenibile"

Lo stilista Alviero Martini

Lo stilista Alviero Martini

Tra i diversi ospiti di Hoas al Lingotto, anche lo stilista piemontese Alviero Martini: “Da molto tempo siamo sensibili all’ambiente, ma non lo sono i governatori di tutto il mondo e così si rischia davvero un bla bla bla. Siamo molto in ritardo. Questo elemento per fortuna però è diventato di moda. Il problema sono i tessuti che la nostra clientela da sempre chiede: dal cashmere alla seta. Trovo una grande resistenza, c’è la volontà di rispettare l’ambiente, ma non c’è la volontà di testare nuovi tessuti”. 

Ha già fatto tentativi di conversione verso una produzione più sostenibile? 

 “Ho provato con insuccesso a sostituire il mio PVC, che i clienti continuano a chiedere. Avevo introdotto un PU, ma non è stato accettato perché aveva un aspetto diverso da quello classico. C'è poi l'eco pelle, ma il cliente vuole il pellame di prestigio. Io uso materiali di scarti di pellame,, ma dobbiamo far conto con il compratore finale. Abbiamo il compito di suggerire, ma sono loro che fanno la selezione. Siamo di fronte a una clientela sempre più viziata e disinformata”. 

Come si può agire su questo fronte? 

"Come stilisti noi possiamo impegnarci con dei cambiamenti, ma ci sono delle regole che i nostri governanti devono scrivere per farle rispettare da tutti"

Torino può diventare la futura capitale della moda ecosostenibile? 

"Torino ha potenzialità enormi, deve risvegliarsi da questo torpore in cui è caduta negli ultimi anni. Quella dell’ambiente potrebbe essere un’opportunità interessante". 

I giovani clienti sono attenti alla questione ambiente? 

"Non sempre. Anzi, ci sono giovani molto disinformati. Non sanno la storia del genere, dello stile e della moda. Forse anche su questo occorrerebbe fare un lavoro di diffusione nelle scuole".

 

Chiara Gallo

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