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Cronaca | 29 febbraio 2024, 19:39

Pestaggio di Moussa Balde, definitiva la condanna a 2 anni per i tre aggressori: Procura e difesa non appellano la sentenza

Per gli imputati la pena è sospesa quindi la vicenda si chiude qua. Il 23enne della Guinea venne picchiato selvaggiamente a Ventimiglia, nel maggio del 2021, e dopo pochi giorni si tolse la vita al Cpr di Torino

Pestaggio di Moussa Balde, definitiva la condanna a 2 anni per i tre aggressori: Procura e difesa non appellano la sentenza

Diventano definitive le condanne inflitte, il 10 gennaio dello scorso anno, dal giudice monocratico di Imperia Marta Maria Bossi, nei confronti dei tre aggressori di Moussa Balde, il 23enne guineano, picchiato selvaggiamente il 9 maggio del 2021 mentre si trovava a all'angolo tra via Roma e via Ruffini, a Ventimiglia, e poi morto suicida al Cpr di Torino il 23 maggio.

Alla sbarra c'erano con l’accusa di lesioni aggravate, c’erano Francesco Cipri, 4' anni, Ignazio Amato, 29 anni, e Giuseppe Martinello, 45 anni. I tre, assistiti dall'avvocato Marco Bosio, sono stati condannati a 2 anni di carcere. Per tutti il giudice Bossi ha concesso le attenuanti generiche - equivalenti con le aggravanti contestate- la sospensione della pena, nonchè un risarcimento di 3mila euro alla parte civile, ossia il fratello della vittima, Thierno Amadou, e i genitori rappresentati dall'avvocato Gianluca Vitale.  

Nè la difesa nè la Procura di Imperia, che con il pm Matteo Gobbi aveva invocato 2 anni 8 mesi di detenzione con esclusione delle generiche, hanno quindi appellato la sentenza emessa in primo grado. Alla luce quindi della decisione del giudice Bossi - vista la sospensione della pena - per i tre imputati la vicenda finisce qui. 

Già subito dopo la decisione difesa e parte civile parlarono di "sentenza equilibrata" ed in particolare il legale Bosio disse che" il giudice non si è lasciato intimorire dai cori dei militanti che hanno chiamato assassini i miei assistiti ma è andata per la sua strada”.  "Ritengo comunque -ha aggiunto -  che sia una sentenza equilibrata che tiene conto di un contesto.  È stata concessa la sospensione condizionale della pena, sono state riconosciute le circostanze attenuanti generiche in misure equivalente rispetto alle contestate aggravanti che era una richiesta specifica da parte della difesa. È stato anche riconosciuto il risarcimento del danno da parte degli imputati, i miei assistiti avevano già corrisposto 2000 euro, quindi, insomma, più o meno quella che era stata la quantificazione da parte nostra".

Soddisfatto fu anche l'avvocato Vitale il quale invece, sottolineò "come una condanna a due anni non è sicuramente una pena bassa, è una pena significativa e credo che sia comunque correttamente parametrata alla gravità del fatto. C'è stato un risarcimento anche alle parti civili di 3000 euro, in parte già corrisposti, ovviamente un risarcimento è relativo al tipo di contestazione, hanno contestato i 10 giorni di prognosi. Purtroppo su questo non avremo mai modo di dire qualcos'altro, credo che ci sia stata una sottovalutazione delle conseguenze di per l'aggressione da parte delle strutture sanitarie nelle quali era stato ricoverato Moussa. Devo dire che comunque in qualche modo viene riconosciuta la gravità di quella aggressione. Al di là delle conseguenze che come giustamente ha suggerito la difesa andranno viste anche in un'altra sede le responsabilità sulla morte di Moussa. Le responsabilità non sono sicuramente dei tre imputati di oggi, ma su questo andremo avanti a Torino”.

E infatti, a breve partirò nel capoluogo piemontese il processo per l'ex direttrice della società che gestiva il centro - oggi chiuso-  e per un medico interno. L'accusa è di omicidio colposo. La Procura invece, nei mesi scorsi ha deciso di archiviare le altre iniziali accuse mosse all'ufficio immigrazione della Questura, dirigenti e agenti, accusati in prima istanza di sequestro di persona nei confronti di diversi "trattenuti" nella struttura.

Angela Panzera

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