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Attualità | 17 maggio 2024, 17:11

La poetessa Lina Fritschi e il suo amore per Pinerolo e il centro storico

La sua vita e la sua arte, raccontate dalla figlia, con cui camminava, mano nella mano, per le vie della città

La poetessa Lina Fritschi

La poetessa Lina Fritschi

Lina Fritschi, nata nel 1919, da padre svizzero e madre italiana, nutrì sempre un grande affetto per la città di Pinerolo, costretta a lasciarla dopo il matrimonio, sarà il luogo sicuro in cui tornare nel momento del bisogno. 

Poetessa e autrice, la sua passione per la letteratura ha contraddistinto la sua vita.

Il suo talento lo ha utilizzato per contrastare e superare il dolore, con l’acuta capacità di saper guardare sempre oltre l’orizzonte, imparando a riconoscere la bellezza in ogni luogo.

“Non l’ho mai incontrata personalmente ma è come se fosse successo. La sua è una poesia di cuore, ogni parola si traduce in un’immagine. Conservo ancora in una cartellina tutti i suoi scritti che ritagliavo da ‘l’Eco del Chisone’” afferma Margherita Drago, componente dell’associazione Italia Nostra.

Sposatasi nel 1943, lasciò successivamente il suo paese natale seguendo gli impegni lavorativi del marito, ufficiale dell’aeronautica militare.

“Dal 1948 al 1950 io e mia madre lo seguimmo nell’Italia meridionale in diverse sedi, Augusta, Lecce, Gioia del Colle. Furono degli anni molto intensi e belli, si respirava un’aria felice, poi la tragedia” racconta commossa Gabriella Fritschi Palavisini. Il padre, infatti, morì in un incidente aereo e la madre fece fatica a riprendersi.

“Un po’ per volta la mamma riprese coraggio, si rese conto di essere sola con me e trovò nella poesia un modo di sopravvivere, o meglio di vivere” spiega la figlia.

Tornata a Pinerolo, la poesia l’aiutò a riscoprire il mondo sotto una nuova lente, quella della bellezza: dalle passeggiate nel centro storico, mano nella mano, con la figlia alle lunghe camminate in collina, Lina iniziò ad evocare pensieri e sentimenti, trasformandoli poi in versi delle sue poesie.

“Si soffermava in ogni luogo e immediatamente questo diventava anche un posto spirituale. Lo faceva suo” rivela la figlia ed ecco che proprio così la sua produzione si intensificò, raccontando attraverso le sue poesie, frammenti e immagini di una quotidianità rarefatta, dove il sogno sembra andare a braccetto con la realtà e i luoghi diventano protagonisti principali dei suoi scritti.

“Quante volte siamo passate davanti a San Maurizio e abbiamo sostato di fronte alla villa la Graziosa dove De Amicis nella torretta ha scritto ‘Alle Porte d’Italia’, o quante volte abbiamo percorso via Principi D’Acaja, costeggiando poi il collegio delle Suore Giuseppine. La mamma aveva una predilezione per il centro storico, anche io l’avevo seguita in quella vocazione e guidavo le mie amiche a osservare e visitare vecchi cortili nascosti” ricorda, mentre sottolinea come la poesia avesse salvato la madre anche quando, nel 1994, sopraggiunse la cecità. Nonostante diminuisse a mano a mano la sua capacità di vedere l’esterno continuava con grande forza e tenacia a vedere con gli occhi dello spirito.

Lina Fritschi mancherà nel 2016, lasciando molte pubblicazioni, scritti e tanti riconoscimenti, tra cui il premio Pinarolium, assegnato dalla pro loco, che ottenne nel 1980.

La figlia Gabriella Fritschi Palavisini curerà, insieme a uno studioso svizzero, una raccolta postuma intitolata ‘Un altro sogno’, pubblicata a Zurigo.

Oggi le piace ricordare la madre leggendo alcuni versi delle sue poesie e la sua preferita è ‘A volte di notte’: “Mi è molto cara perché mi permette di vedere ‘l’allontanamento’, causato dalla morte di mio padre vicino all’‘allontanamento’, causato dalla morte di mio marito. Mio marito morì nel 2019, io stessa quando vado al cimitero leggo l’ultima strofa di ‘A volte di notte’ che dice: ‘A volte tu attendi l’anticamera con una valigia nuova, in silenzio. Io ti sento e discendo dal letto un po’ affannata stringendomi addosso la castigata mia camicia di vedova, andiamo, tu mi dici, e ti scintillano azzurri e profondi quei tuoi lontani occhi. Andiamo, ed io ti rispondo tenera che non c’è differenza tra vita e morte, un sentiero che continua oltre il ponte’”.

Asia Morosinotto

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