/ Cronaca

Cronaca | 09 gennaio 2026, 07:30

Tensioni al liceo Einstein, misure cautelari per alcuni studenti. I genitori attaccano: "Decisione sproporzionata"

Lunga lettera indirizzata all'assessora Salerno e all'Ufficio Scolastico Regionale: "Ingiusto colpire unicamente gli allievi, basta azioni solo repressive"

Foto d'archivio di una protesta di solidarietà con gli studenti dell'Einstein

Foto d'archivio di una protesta di solidarietà con gli studenti dell'Einstein

Con una lunga lettera indirizzata all'Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte e all'assessora alle politiche educative e giovanili della Città di Torino Carlotta Salerno, un gruppo di genitori del Liceo Einstein tornano sugli episodi avvenuti ad ottobre e attaccano la scelta delle misure cautelari decise per alcuni studenti a poche ore dal Capodanno.  Decisione su cui si sono già espressi in modo negativo il vicecapogruppo alla Camera di AVS Marco Grimaldi e la consigliera regionale Alice Ravinale.

Sei minorenni, infatti, sono finiti nei guai per i disordini registrati durante un volantinaggio di "Gioventù Nazionale Torino - sezione D'Annunzio", ma anche per l'assalto alla Città Metropolitana del 14 novembre scorso. I ragazzi e le ragazze, con un'età compresa tra i 16 e i 17 anni, sono accusati a vario titolo di resistenza aggravata e lesioni a Pubblico Ufficiale. I fatti riguardano, in primo luogo, quanto accaduto la mattinata del 27 ottobre all’esterno dell'istituto di via Bologna 183, in occasione di un volantinaggio organizzato da un movimento studentesco di destra.  Una decina di studenti, tutti aderenti al “Kollettivo Einstein”, hanno interrotto l’attività di propaganda politica rendendo necessario l’intervento di personale Digos.

"Strumento sproporzionato"

"Riteniamo che queste misure (permanenza in casa o detenzione domiciliari per minorenni) disposte dalla Procura ed operate dalle Forze dell’Ordine all’alba del 30 dicembre nei confronti di ragazze e ragazzi minorenni (oggi indagati per i fatti avvenuti il 27.10.2025 al momento dell’ingresso per la frequenza della prima ora di lezione, presso la sede di via Bologna e per gli eventi svoltisi a Torino nello scorso autunno), rappresentino strumenti sproporzionati e stigmatizzanti che non contribuiscono in alcun modo alla costruzione di una società migliore, né alla formazione di cittadine e cittadini consapevoli: ne chiediamo pertanto e sin d’ora l’immediata revoca, anche al fine di garantire loro il diritto allo studio, al momento formalmente negato".

Poi, per spiegare meglio le loro ragioni, ritornano su quanto avvenuto lo scorso ottobre, per "evitare una lettura semplificata o, peggio ancora, solo parziale di un contesto oggettivamente assai complesso, ricordando il modus operandi di alcuni militanti di Gioventù Nazionale "che si sono presentati per distribuire volantini politici di chiara matrice xenofoba, muniti di telecamera e sempre accompagnati da agenti in borghese della DIGOS e del reparto mobile della Polizia di Stato in assetto antisommossa... se in due casi la provocazione non ha avuto seguito, all’ingresso di via Bologna, il rifiuto degli studenti, per la maggior parte minorenni, di accettare quel tipo di volantinaggio e le offese verbali perpetrate dai militanti nei confronti di ragazze e ragazzi chiaramente di origine straniera hanno portato a dei tafferugli, sfociati nell’intervento degli agenti... e nell’ammanettamento di uno studente minorenne davanti all’intera comunità scolastica, fatto quest’ultimo che ha permesso di comprendere che alcuni degli adulti coinvolti erano invero componenti della DIGOS che fino ad allora non si erano qualificati come tali".

"Ingiusto colpire solo gli studenti"

Poi l'affondo, diretto e deciso: "Come genitori, come cittadine e cittadini e  come comunità educante, oggi assistiamo con profonda preoccupazione ad una narrazione “mediatica” e ad un trattamento giudiziario che colpiscono  esclusivamente gli studenti, molti dei quali minorenni, lasciandoci privi di qualsivoglia riscontro da parte dalle Istituzioni e di informazioni in merito a chi e per quali ragioni abbia autorizzato la presenza di agenti della “celere” e della DIGOS davanti a tre sedi di istituti scolastici superiori durante altrettanti volantinaggi. Le misure cautelari applicate ai ragazzi minorenni hanno impedito a questi ultimi ed alle loro famiglie di trascorrere serenamente le vacanze natalizie, esponendoli ad effetti sproporzionati e duraturi rispetto a quello che dovrebbe essere un normale e sano percorso di crescita, di formazione e di vita".

Di qui la richiesta di una revoca delle misure cautelari "per consentire agli studenti di uscire al più presto da questa condizione di pericoloso isolamento e di poter riprendere ad esercitare in modo pieno ed effettivo il diritto allo studio e più in generale le attività quotidiane (sportive e ricreative, altrettanto fondamentali in adolescenza) che fino alla mattina del 30 dicembre hanno potuto liberamente svolgere e, nel contempo, che si possa aprire un tempo di riflessione condivisa, che veda coinvolti la scuola, le famiglie, le Istituzioni e gli stessi ragazzi, per trasformare quanto accaduto in occasione di crescita collettiva e non in una frattura che divide e lascia segni indelebili, evitando altresì che la risposta da parte dello Stato finisca con l’essere solo repressiva e non costruttiva".

redazione

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A GENNAIO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium