Una palestra gremita, in una sera di metà settimana, in pieno inverno. A quasi un mese dallo sgombero di Askatasuna il quartiere Vanchiglia fa quadrato e si mette insieme nelle sue anime più varie. Popolano la palestra della scuola Fontana di via Buniva a pochi passi dal centro sociale di corso Regina Margherita 47, oggi con gli ingressi murati e con ancora un presidio di polizia su più lati.
Il 18 dicembre data spartiacque
Un 18 dicembre che ha segnato un risveglio delle coscienze, secondo i presenti oggi nella scuola. Persone di ogni età, da pensionati a studenti, e provenienti da vari ambienti dell’attivismo “dal basso”, ma anche persone comuni. La serata è organizzata da Vanchiglia Insieme, un comitato non formale costituito due anni fa e formato da presone che vivono qui.
"Lo sgombero è una ferita per il quartiere - sostengono - rimasto privo di uno spazio di aggregazione e di libero pensiero, fucina di idee che esprimono il dissenso".
Ricordano le iniziative di comunità organizzate negli anni, dalle feste per i bambini ai dibattiti, laboratori attivi dove “sperimentare nuovi modelli di economia”.
In questo contesto lo sgombero di Aska arriva come “un’opportunità”, un “momento per prendere la rincorsa e cominciare qualcosa di nuovo”.
Palestra gremita: "Ripartiamo con più forza"
A prendere parola lo psichiatra Ugo Zamburru, uno dei garanti di quel patto su Aska bene comune, saltato proprio durante lo sgombero. “A fare da garanti eravamo in cinque, oggi la sala è gremita. Possiamo ripartire con più forza”. Nel solco di Basaglia che sosteneva “non possiamo vincere, ma convincere. E quando convinci determini un vero cambiamento da cui è difficile tonare indietro”.
Gli fa eco Alessandra Algostino, docente di Diritto Costituzionale, che ha parlato di come la democrazia si basi anche sull’esercizio del conflitto, da intendersi come volano di trasformazione.
Ambientalisti, pacifisti e politica
Tanti e variegati gli interventi in quello che è il momento zero di ritrovo post-sgombero aperto alla cittadinanza.
Da X-Rebellion: “importante continuare a parlare con la gente e smarcarci dalla polarizzazione”. Passando per Torino per Gaza: “il dissenso è un valore, non qualcosa da reprimere”. C’è la voce della politica, quella di Luisa Peluso, esponente di Rifondazione Comunista, dal 1981 residente nel quartiere di Vanchiglia, che ha fatto un excursus storico rispetto all’immobile di corso Regina “quel palazzo era una donazione fatta al comune con l’impegno di renderlo uno spazio per attività sociali e culturali”. "Momenti come questo dimostrano che il percorso avviato due anni fa dal Comune è l'unica strada possibile”, commentano la consigliera regionale Alice Ravinale (Avs) e Sara Diena (SE), gruppi politici presenti all'assemblea con i consiglieri di circoscrizione Giuseppe Piras e Ilaria Genovese.
Intervengono i sindacati del Cobas, il gruppo pacifista di Agite, docenti del Giordano Bruno, le rappresentanze studentesche, genitori di figli che frequentano le scuole di Vanchiglia, chiuse due giorni prima della vacanze di Natale per effettuare le operazioni di sgombero del centro sociale.
C’è Liliana, la mamma di uno studente dell’Einstein che si trova ai domiciliari a seguito degli scontri avvenuti durante il volantinaggio davanti all’istituto di via Bologna da parte di Gioventù Nazionale.
“Mio figlio faceva quattro allenamenti a settimana. Ora, per un parapiglia, non può più fare sport. Esce di casa solo per andare alle lezioni”.
Una nuova resistenza
C’è il sostegno dei quartieri vicini come Barriera di Milano, così come la voce di Rubina Affronte, storica esponente del centro sociale Askatasuna, che oggi mette da parte il suo passato e parla al pubblico come mamma di due bambini.
In quasi tutti gli interventi si è criticata la militarizzazione “non è il quartiere che vogliamo”, ma tutti restano convinti di come Torino possa essere apripista per una nuova resistenza. “È il momento di unirci e dare voce a chi non vuole più stare all'interno delle nuove dinamiche”.
A un mese dal 18 dicembre il progetto di uno spazio come Bene comune prova a ripartire dalle ceneri di quello che è stato. Ma questa volta con un coinvolgimento che, almeno nel suo momento zero, abbraccia tutte le anime del suo quartiere.














