E' ancora emergenza ambientale in Lungo Stura Lazio. Davanti agli stabilimenti Iveco e in prossimità dell’ingresso dell’insediamento abusivo sorto dopo lo sgombero del campo rom, sono ricomparsi i rifiuti.
Una vera e propria discarica che fa ancora più paura se si pensa a quanti incendi sono scoppiati, per svariate cause, negli ultimi dieci anni. Facendo un rapido giro a piedi si possono notare sacchi, materiali ingombranti e scarti lasciati a ridosso dell’alveo, in un’area che da anni vive in equilibrio precario tra marginalità e tentativi di rinascita.
Pericolo contaminazione
A lanciare l’allarme sono Giulia Zaccaro, coordinatrice all’Ambiente della Circoscrizione 6, e Valerio Lomanto, presidente del centro civico. La preoccupazione non è soltanto per il degrado visibile a occhio nudo, ma anche per ciò che non si vede: la possibile contaminazione del suolo e dell’acqua, soprattutto in caso di pioggia o piena del fiume.
Cinque anni di segnalazioni
Chi percorre quel tratto di strada, tutti i giorni, conosce bene la scena. Non è un’immagine nuova. Già nel dicembre 2021 si parlava di una nuova baraccopoli sorta a ridosso dell’ex campo nomadi abusivo, sgomberato tra il 2014 e il 2015 grazie al progetto “La città possibile”, intervento che comportò una spesa di circa 5 milioni di euro.
Il biglietto da visita
Allora, come oggi, il “biglietto da visita” era fatto di auto abbandonate, roulotte, case di fortuna. Divani e sedie nascosti tra orti abusivi trasformati in stanze improvvisate. Fumo che si alza dalle baracche, quasi a confondersi con la nebbia del mattino.
Oggi il copione sembra ripetersi, con un elemento ancora più delicato: la discarica cresce a pochi metri dall’acqua. E quando i rifiuti si accumulano così vicino al fiume, il problema è di rischio ambientale concreto. “Ancora una volta - conclude Zaccaro -, se il torrente dovesse ingrossarsi, finirebbe per portarsi via i rifiuti accumulati oltre ai soliti orti abusivi”.


















