Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte (Sezione Seconda) ha pronunciato due sentenze a fronte di ricorsi presentati da diverse cooperative sociali contro il Comune di Torino e l'ASL Città di Torino, annullando la delibera della Giunta Comunale n. 826 del 19.12.2024 e la nota congiunta del Comune e dell'ASL prot. n. 7534 del 03.02.2025.
Per quanto riguarda i ricorsi promossi da cooperative nostre aderenti, la sentenza del TAR Piemonte n. 902/2026 ha dichiarato l’illegittimità della delibera comunale che limitava l'incremento tariffario per i servizi residenziali a favore di persone con disabilità al massimo del 3,5% per il biennio 2025-2026, escludendo qualsiasi incremento per i servizi semiresidenziali. Il Tribunale ha ritenuto tale procedere illegittimo, rimarcando l’inadeguatezza rispetto agli aumenti del costo del lavoro derivanti dal nuovo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro di categoria e che l’aggiornamento delle tariffe non avesse seguìto un'adeguata istruttoria né un effettivo confronto con i gestori.
Oltre all’annullamento, il TAR ha disposto che il Comune di Torino sia tenuto a riesercitare il proprio potere/dovere di determinazione degli incrementi tariffari per la quota sociale di propria competenza.
«È una sentenza che riconosce il lavoro e il ruolo della nostra cooperazione sociale. Da qui ora dobbiamo provare a rilanciare, uscendo da una logica di contrapposizione per provare a guardare avanti. - dichiara Irene Bongiovanni, Presidente di Confcooperative Piemonte Nord - Il welfare va ripensato in modo profondo. Crisi demografica, invecchiamento della popolazione, stili di vita diversi, sono solo alcuni degli elementi che cambieranno in modo radicale i bisogni delle persone. Lo stiamo già vedendo e vivendo ogni giorno. Ma i singoli soggetti coinvolti nella gestione dei servizi alla persona non possono agire un cambiamento così profondo da soli. Serve un nuovo patto tra Pubblica Amministrazione, Cooperazione sociale, Asl, consorzi, Università, Fondazioni bancarie e tutti i soggetti interessati per ridisegnare il welfare. Questo territorio ha tutte le caratteristiche per rappresentare un laboratorio nazionale per IL nuovo welfare. La città dei Santi sociali ha una tradizione centenaria di cura delle persone che deve guidarci nel lavoro futuro. Anche la Regione Piemonte ha tutte le potenzialità per avviare questo lavoro importante di ridisegno del welfare. La cooperazione è pronta a fare la propria parte”
“Siamo soddisfatti di questa sentenza perché rimette al centro due temi: il lavoro di cura del welfare deve riavere una giusta dignità e retribuzione, dobbiamo definire nuove politiche per il welfare – aggiunge Enrico Pesce, Presidente Confcooperative Federsolidarietà Piemonte -. In questi mesi la cooperazione sociale ha permesso la tenuta di molti servizi, di fatto coprendo con risorse proprie l’aumento del contratto di lavoro della cooperazione sociale. Una dimostrazione di serietà, di impegno e di capacità professionale. Ma adesso siamo a una svolta importante, siamo tutti chiamati a un grande impegno: il ripensamento profondo del welfare. Non possiamo più ‘sopravvivere’ dobbiamo tornare a pensare, progettare, ridisegnare servizi. Questa sentenza è un segnale importantissimo e chiaro anche per la Regione Piemonte e i Consorzi socio- assistenziali piemontesi. Non basta dire che non ci sono le risorse economiche, bisogna rendere collettive le questioni e insieme studiare le soluzioni”
I CONTORNI DELLA VICENDA
Alla fine del 2024 sono state riaperte le procedure di riaccreditamento da parte di ASL e Città di Torino per i servizi rivolti alle persone con disabilità — in particolare i servizi territoriali e i cosiddetti “servizi leggeri”. Sono centinaia lavoratori interessati e oltre mille le famiglie che dipendono da questi interventi.
Prima della scadenza, era stata più volte segnalata, da parte delle cooperative e delle organizzazioni di rappresentanza, l’inadeguatezza delle tariffe: il rinnovo del CCNL delle Cooperative Sociali e l’aumento dei costi del personale (ben oltre il 10%) richiedevano risorse aggiuntive, così come una revisione dei modelli organizzativi per sostenere i percorsi di autonomia degli utenti.
Nel contempo, è peggiorata anche la reperibilità del personale (OSS ed educatori), rendendo difficile garantire continuità e qualità delle prestazioni.
Nonostante ciò, le cooperative hanno mantenuto attivi i progetti, spesso a fronte di forti perdite economiche, per non compromettere la vita delle persone assistite.
Di fronte al perdurare di questa situazione, senza interventi risolutivi e di prospettiva da parte delle Pubbliche Amministrazioni, alcune cooperative hanno promosso ricorsi. Queste prime sentenze del TAR sottolineano che i vincoli di bilancio non possono giustificare la contrattazione di servizi al di sotto del loro valore economico.














