Inaugurerà domani, mercoledì 22 aprile alle ore 17, all’Archivio Storico della Città di Torino di via Barbaroux 32, la nuova mostra Il gusto della storia. Torino e il cibo nell’Archivio della Città, che esplora il tema dell’alimentazione nella storia di Torino, attraverso documenti, stampe, disegni, progetti, manifesti e fotografie che ricostruiscono le connessioni tra cibo, paesaggio urbano e società. L’esposizione, a ingresso libero, sarà visitabile fino al 31 dicembre 2026, dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 16.30. In occasione dell’inaugurazione, l’Archivio storico osserverà un orario esteso fino alle 19.30, con visite guidate gratuite, accompagnate dai curatori (info: 011.011.31801, archivio.storico.info@comune.torino.it).
Purchia: "Un percorso di valore"
“La mostra che presentiamo - dichiara l’assessora alla Cultura della Città di Torino, Rosanna Purchia -, approfondisce un argomento di grande fascino, quello del rapporto tra Torino e il cibo. Un percorso che, attraverso immagini e documenti, permette di scoprire le trasformazioni urbane e sociali della città nei secoli, la lavorazione dei prodotti agricoli e il loro uso nella cucina tradizionale, ma anche gli sforzi compiuti dalle amministrazioni comunali, documentati dagli atti amministrativi conservati dall’Archivio, per garantire alla cittadinanza l’approvvigionamento alimentare nei periodi più duri della storia. Un ringraziamento va all’Archivio storico della Città di Torino, che con questo allestimento rende accessibile e fruibile il suo cospicuo e prezioso patrimonio culturale, confermando così il suo ruolo di scrigno e custode dell’identità di Torino”.
Cartografie e incisioni introducono il tema del paesaggio della città e del suo territorio, con i campi coltivati a margine dell’insediamento urbano e la collina modellata da boschi e filari di vigneti. Altri preziosi documenti testimoniano gli sforzi delle amministrazioni civiche e sabaude nei secoli per garantire ai torinesi l’approvvigionamento dei cereali, alimento cardine della dieta quotidiana. Tra questi il grandioso progetto del magazzino del grano di fine Seicento (oggi non più esistente) situato nei pressi dell’attuale piazza Vittorio: un vero e proprio “forziere alimentare” che permetteva l’autonomia della città in caso di assedio.
Dai fiumi ai vigneti
Torino, città di corsi d’acqua e di fiumi, sviluppò un sistema di canali e di mulini, che consentivano la macinatura e la trasformazione dei cereali, necessari per la preparazione del pane e altri prodotti alimentari.
Torino era anche città di vigneti e di produzione del vino, come emerge dagli Ordinati (ora verbali del Consiglio Comunale), che stabiliscono i tempi e i modi della coltivazione, della vendemmia e del commercio del vino. La vite rappresentava anche un importante valore culturale e paesaggistico, come attestano le numerose ville costruite in collina (le cosiddette vigne) che coniugavano le attività produttive con il loisir e le edizioni dei libri Della eccellenza e diversità dei vini che nella montagna di Torino si fanno…, di Giovanni Battista Croce del 1614 e Le Vigneron Piémontais contenant la manière de planter les vignes… di De Plaigne del 1784.
Dove si incontravano la domanda e l’offerta dei vari prodotti alimentari? Ampio spazio è dato alla storia dei mercati, i luoghi dove i torinesi per secoli hanno “fatto la spesa” quotidiana. Le bancarelle erano posizionate nelle piazze centrali e auliche: piazza Palazzo di Città (già delle Erbe), piazza San Carlo, piazza Carlina... Nel 1836 nuove normative, in materia igienico-sanitarie, furono approvate a seguito di un’epidemia di colera. Un Editto firmato da Michele Benso di Cavour (padre del conte Camillo) spostò il mercato di piazza delle Erbe e del Corpus Domini in piazza Emanuele Filiberto, l’attuale piazza della Repubblica, dando avvio alla storia mercatale di Porta Palazzo. Vicende raccontate attraverso progetti, cartoline, immagini e fotografie, come quelle che documentano la nascita negli Anni ’30 del Novecento del MOI, il Mercato Ortofrutticolo all’Ingrosso, in via Giordano Bruno.
E poi i negozi e le attività commerciali, di cui l’Archivio conserva numerosi progetti ottocenteschi, e prodotti con le etichette e i manifesti dei marchi che hanno fatto la storia artigiana e imprenditoriale torinese legata all’alimentazione e all’enologia. Trattati di agronomia, libri di istruzioni per la coltivazione e iniziative divulgative come il Calendario georgico attestano il notevole impulso che ebbero gli studi e le innovazioni in campo agricolo dal finire del Settecento in poi.
La cucina piemontese, che si affermò a partire dalla seconda metà del Settecento affrancandosi dall’egemonia della cucina francese, è rappresentata da alcuni volumi storici, che ne attestano il valore culturale, sociale e la sua biodiversità.
I menù storici
Spazio anche ai menù storici, con un viaggio nella ristorazione torinese, in particolare durante la Belle Époque. Il cibo come convivialità e tradizione, connesso ai riti della società, è raccontato in alcune immagini degli anni Cinquanta del Novecento con le “merende” dei giorni delle festività pasquali, con i tradizionali picnic sui prati della collina torinese, nelle radure dei boschi di Superga e sulle sponde dei fiumi.
La rappresentazione e la fedele riproduzione delle varietà di frutta coltivate nel territorio torinese e piemontese, realizzate sulla spinta della cultura positivista del secondo Ottocento, è oggetto di approfondimento in uno spazio dedicato. Sono esposte le cromolitografie e oleografie di Giuseppe Falchetti conservate in Archivio, in dialogo con modelli pomologici realizzati da Francesco Garnier Valletti, geniale ed eccentrica figura di artigiano, artista e scienziato, provenienti dal Museo della Frutta, realtà museale a gestione diretta della Città di Torino. Tale connessione rappresenta un elemento di particolare valore per la conoscenza e la promozione del patrimonio culturale cittadino.














