Il centro storico di Torino ha ospitato una manifestazione che ha attirato l’attenzione dei passanti per il suo carattere insolito: niente tensioni, niente scontri, ma cori, abbracci e un messaggio centrato sulla gioia, sulla rinascita e sulla possibilità di uscire dal buio. Un clima che ha colpito profondamente chi vi ha assistito, proprio perché distante dall’immagine spesso conflittuale associata alle manifestazioni di piazza.
Il Centro Betesda
Al centro dell’iniziativa c’era il Centro Betesda, realtà nata nel territorio di Taranto e impegnata da anni nel recupero di persone con dipendenze e in condizioni di emarginazione, una missione fondata sull’accoglienza, sulla testimonianza cristiana evangelica e su un percorso di liberazione dalle sostanze attraverso la fede, l’accompagnamento comunitario e il sostegno umano.
Cori e tamburi
I cori ascoltati lungo il corteo riprendevano il contenuto di un canto dal tono semplice e immediato, centrato sulla ricerca della gioia, sulla possibilità di ritrovarla nelle diverse stagioni della vita e sull’affidarsi a Gesù come punto di riferimento nel dolore, nello smarrimento e nel desiderio di rinascita.
Attorno a questo messaggio si sono ritrovati diversi gruppi religiosi di matrice evangelica, uniti da un minimo comune denominatore spirituale più che da un’appartenenza confessionale unica. Le testimonianze raccolte tra i partecipanti hanno insistito soprattutto su questo punto: la dipendenza non è l’ultima parola e un cambiamento è possibile.
Più che una semplice manifestazione, quella andata in scena oggi in corso Garibaldi è sembrata una testimonianza pubblica di speranza. In un tempo in cui lo spazio pubblico è spesso attraversato da rabbia e contrapposizioni, l’iniziativa promossa dal Centro Betesda ha scelto il linguaggio della fede, della musica e dell’abbraccio, lasciando nei presenti l’immagine di una gioia condivisa e della possibilità concreta di ritrovare la luce dopo il buio.




















