Tutto è pronto per l’avvio della 26ª edizione di INTERPLAY, il Festival Internazionale di Danza Contemporanea e Performing Arts organizzato dall’Associazione Mosaico Danza sotto la direzione artistica di Natalia Casorati.
La Casa del Teatro di Corso Galileo Ferraris 266 diventa il primo epicentro di un mese di programmazione che attraversa estetiche, generazioni e geografie, trasformando la scena in un luogo di domande urgenti: cosa facciamo dei nostri corpi mentre invecchiano, resistono, cambiano? Chi ridistribuisce le carte quando il mazzo è truccato? E cosa resta di noi quando scegliamo di tacere o di alzare la voce?
Il festival inaugura martedì 26 maggio con una doppia serata imperdibile che inaugura un'edizione densa di prime nazionali, ospiti internazionali e riflessioni urgenti sul corpo contemporaneo. Il festival proseguirà fino al 27 giugno, con ulteriori appuntamenti il 3 luglio e il 16 settembre.
Ecco il programma della serata di inaugurazione
Si comincia nell’Arena con We will not lower our voices, prima nazionale firmata da Carlos Aller e Cecilia Bartolino. Due figure femminili vestite di bianco, capelli lunghissimi e occhi segnati di nero, emergono dal buio come apparizioni rituali. I loro corpi si muovono in un intreccio di danza contemporanea, urban e folk, accompagnati da sonorità che richiamano il folklore nord-europeo. È un lavoro che parla di resistenza e trasformazione, di voci che non si abbassano e di identità che si affermano attraverso il movimento. La giovane compagnia, nata nel 2022, porta con sé un percorso già riconosciuto a livello internazionale, dal 2° Premio Danza en el Camino 2024 al Premio dello Internationales Solo Tanz Theater Festival di Stoccarda.
Dalle ritualità dell’Arena si passa poi al Teatro, dove alle 21 va in scena Ma l’amore mio non muore | Epilogue della compagnia italo-belga WHOOSHING MACHINE. Qui il corpo diventa archivio vivente: Carlotta Sagna, Alessandro Bernardeschi e Mauro Paccagnella portano sul palco vent’anni di collaborazione artistica e umana. Il tempo che passa non è nascosto, anzi: scricchiola nelle articolazioni, si manifesta nelle cadute trattenute, nei gesti di sostegno reciproco, in un’ironia che non teme la vulnerabilità. Il titolo richiama un film muto del 1913 con Lyda Borrelli e gioca con l’idea di una casa di riposo per artisti, ma lo spettacolo non indulge mai nel sentimentalismo. È un epilogo che diventa inizio, un atto poetico che tiene insieme gravità e leggerezza, memoria e presente. La compagnia, premiata con il Prix Luminux e il Total Theatre Award, conclude con questo lavoro la sua Trilogie de la Mémoire.
A chiudere la serata, un momento di confronto aperto al pubblico: il Public Talk – Le forme della danza, dedicato all’eredità artistica e pedagogica di Anna Sagna, figura centrale della danza italiana del secondo Novecento. A dialogare saranno il professor Alessandro Pontremoli, la critica del Corriere della Sera Chiara Castellazzi e il Collettivo VIE, impegnato nella ricerca sulla scuola di danza Bella Hutter. Un’occasione per restituire alla città un pezzo della sua storia coreutica e per interrogare il presente attraverso le sue radici.
INFO
Sito web: www.mosaicodanza.it















