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Sanità | martedì 13 febbraio 2018, 12:22

In Piemonte crescono i casi di tumore. Ma stavolta è una buona notizia

In tre anni il dato è cresciuto del 9,8% (31 mila nel 2017) ma questo vuol dire diagnosi più precoci e cure più efficaci

In Piemonte, in tre anni, i casi di tumore sono aumentati di quasi il 10%. E questo è un buon segno.

Più diagnosi, infatti, vuol dire una maggiore capacità di intercettare nuovi pazienti (quasi 31mila nel 2017, ovvero circa 90 al giorno) e quindi una migliore possibilità di cura.

Il Piemonte si colloca tra le regioni italiane piu colpite, soprattutto per quanto riguarda il colon retto, quindi seno, polmone, prostata e melanoma. Facile abbinare il tumore alla prostata per l'uomo e quello al seno per la donna.

La sopravvivenza è del 53% per l'uomo e del 63% per le donne, visto che l'uomo sconta una maggiore incidenza del tumore al polmone. Le donne, invece, sono interessate dal tumore alla mammella, che ha maggiori sopravvivenze 88,2% per il Piemonte, con Torino tra i più alti in Italia). 

La stima è che in Piemonte ci siano circa 280mila persone che nel corso della loro vita hanno avuto una diagnosi di tumore, ma sono ancora vivi. Tra i fattori di rischio, lo stile di vita legato a fumo, peso eccessivo e alimentazione sbagliata (carne rossa, per esempio, ma non solo). 

A garantire invece risultati positivi è la struttura di prevenzione e di presa in carico del paziente, grazie anche alla presenza della rete oncologica del Piemonte.

"Il salto di qualità è avvenuto quando la rete è diventata interaziendale, oltre all'individuazione dei centri di competenza per le singole patologie oncologiche", sottolinea Oscar Bertetto, direttore della Rete oncologica di Piemonte e Valle d'Aosta della Città della salute di Torino. "Il Piemonte ha lanciato una sfida e sta funzionando. Ma resta il problema della tipologia delle tecnologie impiegate per fare della buona oncologia, che vanno coordinate e calibrate".

"I dati dimostrano che in Piemonte esistono ottimi professionisti e si raccolgono risultati - commenta l'assessore regionale alla Sanità, Antonio Saitta - e questo dà speranza a chi si trova di fronte a una diagnosi drammatica. Un male incurabile diventa una patologia che si può curare e con cui si può convivere più a lungo". "C'è poi un legame tra volumi di casi e tasso di sopravvivenza: identificare centri e percorsi specifici ha permesso di valorizzare questo legame con gli esiti, nonostante qualche resistenza, soprattutto a livello di politica locale. La cosa più importante è dare una risposta a questi drammi. Vogliamo aumentare a dare forza alla luce della speranza".

"Un altro aspetto importante è quello dei nuovi farmaci - spiega Massimo Aglietta, direttore divisione universitaria di oncologia Medica presso l'Istituto di Candiolo - tra quelli che si limitano ad aumentare la durata della vita e quelli che rivoluzionano la storia medica. Il vero tema è il costo di questi farmaci, spesso molto alto. La sfida è trovare una sostenibilità dell'uso di questi farmaci. Non bisogna fare demagogia: al contrario bisogna fare molta attenzione nelle scelte e nella razionalizzare, riducendo la spesa, soprattutto se inutile".

Spesso ci si mette di mezzo anche il mercato: "Ci sono farmaci che costano 5000 euro al mese, dati a pazienti in cura da 30 anni. Su questo si deve intervenire anche sulla politica dei prezzi fatta dalle case farmaceutiche, che spesso gonfia questi prezzi", conclude Aglietta.

Massimiliano Sciullo

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