/ torinoggi.it

torinoggi.it | 23 settembre 2018, 12:42

Dove i Savoia guardavano i fiori e ora sorgono orti urbani: Mirafiori agricola ieri e oggi [FOTO]

Il "Mirafiori Green Tour", all'interno della rassegna Slow Food, ha esplorato alcuni luoghi naturali simbolici per la storia del quartiere, dal parco Colonnetti alle rive del Sangone

Dove i Savoia guardavano i fiori e ora sorgono orti urbani: Mirafiori agricola ieri e oggi [FOTO]

Una volta qui erano tutti campi. Non è un semplice detto popolare dai sapori nostalgici: se si parla di Mirafiori Sud, non può che corrispondere al vero. Via Artom non esisteva prima degli anni ‘60, il parco Colonnetti era un grande campovolo, l’edilizia popolare sarebbe sorta solo con il boom della Fiat e la richiesta di alloggio per tante nuove famiglie. Ora l’area verde è una della più ampie della periferia cittadina e ospita la Locanda nel Parco, esempio virtuoso di cucina sostenibile e popolare, fatta con il recupero delle eccedenze alimentari e solidale verso chi non può permettersi un pasto caldo tutti i giorni. Il cibo, nel quartiere, ha una storia tutta sua.

Da qui è partito il Mirafiori Green Tour, sabato 22 settembre: una passeggiata alla scoperta dei luoghi più simbolici della Mirafiori culinaria, inserita nella rassegna Slow Food. Un evento curato da Kallipolis e condotto dal collettivo Iperurbana (qui con la guida Arianna Boscarino), che si occupa di divulgare la conoscenza degli ambienti cittadini meno battuti, iniziando a operare proprio sul territorio di Mirafiori.

E che il quartiere abbia attraversato delle trasformazioni radicali lo dimostra il Colonnetti stesso: fino a qualche decennio fa i residenti venivano a farci la “spesa”, raccogliendo i frutti di meli, ciliegi e altri alberi lì piantati dalla Facoltà di Agraria. Una vera dispensa a km 0, pratica poi caduta in disuso e di cui restano poche tracce.

Un cambiamento che ha seguito, volente o nolente, i dettami di “mamma Fiat”, apparsa negli anni ‘30 con quello che sarebbe diventato il più grosso stabilimento italiano. Chi veniva a lavorarci arrivava in gran parte dalla campagna e, nel pieno dell’epoca industriale, sentiva il bisogno di un ritorno alle pratiche agrarie. Da qui l’esigenza degli orti urbani, tuttora presenti in strada Castello di Mirafiori, in parte regolamentati dal Comune di Torino qualche anno fa e concessi ai cittadini per cinque anni a rotazione. Qui l’Asl porta avanti un progetto terapeutico con ex dipendenti – da alcol o droghe – attraverso l’orto sinergico “Contorto”: una coltivazione in cui la mano dell’uomo è pressoché assente e si lascia che la natura faccia il suo corso, dimostrando così che nessuna dipendenza da sostanze artificiali è realmente necessaria.

Un vero e proprio pezzo di campagna ancora produttivo, quello che sorge sulle rive del Sangone, delimitando i confini cittadini rispetto alla confinante Nichelino. E pensare che lì i Savoia vi avevano fatto costruire la prima residenza urbana della cosiddetta “Corona delle delizie”, cui avrebbero fatto seguito la Reggia di Venaria, la Palazzina di caccia di Stupinigi, il Castello di Moncalieri. Il duca Carlo Emanuele I nel 1585 donò il castello alla giovane moglie Caterina D’Asburgo, secondogenita di Filippo II di Spagna. In onore delle sue origini, il possedimento prese il nome di Miraflores, ovvero “guarda i fiori. Abbandonato ed eroso completamente dalle piene del fiume, è stato in seguito abbattuto, e oggi non ne rimane più traccia. Ma restano le storie che lo hanno reso leggendario: come quella del cioccolato, narrata durante il tour da dal gruppo storico “Miraflores” di fronte al Mausoleo della Bela Rosin, appena riaperto al pubblico dopo l’ultimo restauro. Proprio lì venne per la prima volta gustata la bevanda che sarebbe poi diventata un bene di lusso per tutte le case nobiliari italiane, usata come afrodisiaco per tenere sempre svegli i sensi dei regnanti ed elogiata dal seduttore per eccellenza Giacomo Casanova come il miglior metodo per conquistare una dama (ancora meglio di una coppa di champagne).

In quei terreni ora si portano avanti attività sociali ed educative recuperando le funzioni delle antiche cascine contadine. Come la cooperativa “I passi”, che gestisce una comunità residenziale per disabili cognitivi lievi: da qualche anno è aperta al pubblico, offrendo servizi di bar e ristorazione con prodotti fatti in casa, e mettendo a disposizione un forno sociale per tutti coloro che vogliono fare il pane in compagnia.

Sono stati loro a preparare la merenda a base di pizza e focacce a conclusione del tour. Un momento conviviale immerso nel verde del parco Piemonte, oggetto dell’ambizioso progetto di riqualifica “Orti generali” affidato dal Comune di Torino all’associazione "Coefficiente Clorofilla". Per quindici anni toccherà a loro occuparsi del recupero del preesistente paesaggio agricolo parcellizzandolo in orti da affidare a singoli cittadini, e sviluppando contestualmente percorsi didattici e sociali aperti a tutti. Una distesa verde gigantesca, vittima di abusivismo e diventata col logorio del tempo “terra di nessuno”, ma destinata a rinascere con una massiccia opera di pulizia e regolamentazione. Il progetto è appena partito, e servono braccia volenterose per dare un aiuto. Intanto, già si produce il miele di melata, ma le potenzialità sono molte di più. Perché Mirafiori non è mai stata solo Fiat, e oltre il rombo della macchine c’è tanta natura che chiede di essere ascoltata.

Manuela Marascio

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium