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Cronaca | 23 novembre 2018, 16:48

Sciopero dei medici: presidio anche davanti alle Molinette per un contratto fermo da 10 anni [VIDEO]

I camici bianchi: "Siamo l'unica categoria senza rinnovo nel Pubblico e alla carenza di organici si aggiunge anche un turn over che non si può più rimandare". E Saitta si schiera con chi protesta

Sciopero dei medici: presidio anche davanti alle Molinette per un contratto fermo da 10 anni [VIDEO]

Due ore di picchetto e di protesta davanti alle Molinette per i medici del nostro territorio che, così come nel resto d'Italia, vogliono fare sentire la loro voce di fronte a condizioni lavorative sempre più complicate e un contratto che aspetta di essere rinnovato ormai da dieci anni, mentre la stragrande maggioranza delle categorie del settore pubblico ha già ottenuto migliorie e nuovi accordi.

Bandiere di ogni colore e diverse decine i professionisti che per una giornata hanno tolto il camice e hanno incrociato le braccia, pur garantendo tutti i servizi essenziali e di base per i pazienti. Nel mirino, anche l'attuale governo che non ha ancora dato risposte a organici sempre più ridotti e a un turn over che si rende necessario vista l'età media che inevitabilmente si alza anno dopo anno.

"Da dieci anni siamo senza contratto e siamo l'unica categoria del pubblico impiego in questa situazione - dice Paolo Nuccio, responsabile regionale Cgil Medici - e chiediamo fortemente che venga sanata quella che consideriamo un'ingiustizia. Ma più in generale vogliamo difendere il sistema sanitario nazionale, visto che il Governo del Cambiamento non ha cambiato nulla, anzi: ci sono definanziamenti del Fondo sanitario nazionale e non ci saranno risorse per nuove assunzioni, mentre è fondamentale l'inserimento di medici, infermieri e Oss".

"Vogliamo difendere la dignità del medico - aggiunge Chiara Rivetti di Aanao Piemonte - e contrastare una deriva privatistica che rischia sempre più di creare due sanità, una per i ricchi e una per i poveri, riducendo le tutele di salute per i pazienti". "Per quanto riguarda noi medici, oltre a essere senza contratto da dieci anni - prosegue - chiediamo che vengano previste le sostituzioni di coloro che andranno in pensione: abbiamo previsto che nei prossimi anni il 40% dei medici ospedalieri andrà in pensione, visto che abbiamo un'età media di 54 anni. E' indispensabile assumere e formare nuovi specialisti, mentre in Piemonte i concorsi vanno deserti, soprattutto nelle pediatrie ospedaliere".

Medici, ma anche specializzandi e dunque futuri camici bianchi che aspirano a svolgere un mestiere prezioso per la collettività, ma che vedono già ora - quando il percorso ancora non è finito - alcune difficoltà davanti a loro. 

"Tanti ragazzi dopo la laurea non riescono a proseguire il proprio percorso entrando in una scuola di specializzazione - ammoniste Irene Steinberg, dell'associazione Chi si cura di Te - e questo sarà un problema per il sistema sanitario del futuro, visto che i giovani medici non riescono a formarsi".

"Deve diventare di dominio comune che la nostra lotta di oggi non è corporativa, ma riguarda tutte le persone", conclude Alice Clemente, di Medici senza bandiere.

Lo sciopero avrà una durata di 24 ore. E non si è fatto attendere il commento dell'assessore regionale alla Sanità, Antonio Saitta: "Condivido completamente le ragioni dello sciopero organizzato oggi dai sindacati dei medici e dei dirigenti sanitari. È indispensabile un aumento consistente del fondo sanitario nazionale, altrimenti si mette in pericolo il futuro della sanità pubblica". E ha aggiunto: "Serve un incremento delle risorse per finanziare il nuovo contratto della dirigenza medica, nuove assunzioni e un numero cospicuo di borse di studio per gli specialisti. Per ottenere questo occorre innanzitutto che il tema della sanità torni al centro dell’agenda politica del nostro Paese: a me sembra invece che sia sparito del tutto. Eppure la sanità è il fondamento dei nostri servizi sociali e resta la garanzia per la tutela delle persone più fragili”.

"A questo punto però - ha concluso Saitta - chi governa a livello nazionale deve assumersi le proprie responsabilità per evitare che il servizio pubblico scivoli verso il privato, cosa che invece rischia seriamente di accadere se il sistema sanitario non sarà in grado di rispondere alle nuove esigenze di salute dei cittadini”.

Massimiliano Sciullo

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