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Attualità | 21 febbraio 2019, 19:44

Si chiama "Rimpiattino", ma la lotta allo spreco del cibo non è affatto un gioco (VIDEO)

Torino è tra le prime città in Italia a fornire in appositi contenitori gli avanzi non consumati al ristorante. Coppa: "Uno stimolo culturale contro una remora ancora molto diffusa"

Si chiama "Rimpiattino", ma la lotta allo spreco del cibo non è affatto un gioco (VIDEO)

Si chiama come un gioco, ma il tema è estremamente serio: combattere lo spreco alimentare a partire dai luoghi in cui il cibo si consuma quando non si è a casa. Saranno proprio i ristoranti i protagonisti di "Rimpiattino", iniziativa che Ascom Torino lancia insieme a Fipe, con Torino tra le prime città italiane a muoversi in questa direzione.

"Una volta si chiamava doggy bag - dice Maria Luisa Coppa, presidente di Ascom Torino - ma qui siamo a un cambio di passo. E vogliamo stimolare i clienti che ordinano dei piatti, ma magari non li finiscano, a superare quella sorta di vergogna che si prova a chiedere di portare a casa gli avanzi. È uno stimolo culturale, a riprendere un'etica che ai tempi della vita contadina era molto presente, mentre con il consumismo si sono persi certi valori".

Uno stimolo che passa attraverso un kit di scatole (pensate apposta per bevande e cibi solidi) che in questa via sperimentale coinvolgerà 12 ristoranti del territorio. In tutta Italia, i ristoranti coinvolti saranno circa 1000, ma con un potenziale che supera i 30mila. "Un'attenzione contro lo spreco - prosegue Coppa - che ha anche risvolti utili per chi, il giorno dopo, apre il frigo senza dover pensare troppo a cosa cucinare".

Secondo i dati raccolti, nell'80% dei casi i ristoratori attribuiscono lo spreco a ordinazioni eccessive da parte dei clienti. Che appunto li lasciano nei piatti. "Oggi lo spreco alimentare è stimato in Italia in 15 miliardi di euro - dice Luciano Sbraga, vice direttore generale di Fipe - ma solo il 20% avviene nei luoghi di ristorazione. Ma abbiamo come categoria l'ambizione di dire ai consumatori che il cibo non è merce qualunque, ma un condensato che va oltre il valore materiale e che porta con sé valori culturali e immateriali".

Le famiglie spendono il 36% della propria spesa in alimentazione fuori casa. "E dunque abbiamo una responsabilità che dobbiamo assumerci, magari anche giocando con il cliente", dice Sbraga.

Secondo una ricerca, se in un caso su due lo spreco avviene al momento del consumo, non meno rilevante è la fase della spesa o della preparazione (25,4 e 25% del campione).

Sulle cause per cui il cliente lascia nel piatto senza chiedere di portare via c'è l'imbarazzo (55%), quindi la scomodità (19,5%) e l'indifferenza (18,3%). Tra i ristoratori, il 43% propone di propria iniziativa al cliente di portare via il cibo non consumato. Ma il 90% è già in grado di attrezzare i clienti per questa operazione. "E con questa iniziativa pensiamo di fare introdurre questa opportunità direttamente nei menù".

Per ora, i ristoranti coinvolti sono Antica Trattoria con Calma, La Campana, La Favola, Gufo Bianco e Le Vitel Etonné a Torino, mentre in provincia di parte con Etable a Bardonecchia, Giachino ristorante a Chivasso, L'Escalier a Pecetto, Antica Società a Ozegna, Celestino e Stazione a Piobesi.

"Torino è una città attenta al sociale, ma spesso il carattere timido e la ritrosia possono bloccare la dinamica di portare a casa gli avanzi - commenta Renata Pristeri, presidente gruppo ristoratori Ascom Epat - ma proprio facendo sistema si può fare qualcosa di buono. Magari stimolando, con la possibilità di portarlo a casa, a ordinare un piatto o una bottiglia in più".

 

Massimiliano Sciullo

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