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Politica | 21 maggio 2019, 16:29

Roberto Rosso (FdI): "Il centro di produzione Rai di Torino è allo sbando"

Il candidato consigliere regionale di Fratelli d'Italia: "Solidarietà alle Rsu"

Roberto Rosso (FdI): "Il centro di produzione Rai di Torino è allo sbando"

“Il centro di produzione Rai di Torino è allo sbando. Non ci sono investimenti, le produzioni latitano, non si fanno assunzioni. Nel frattempo si rafforzano gli altri centri e si danno lavori in appalto a privati. È l’ennesimo segnale di disattenzione verso il Piemonte da parte di questo governo, che si sta davvero dimostrando ostile nei confronti della nostra Regione”. Roberto Rosso, candidato per Fratelli d’Italia al Consiglio regionale del Piemonte e capogruppo in Comune, è in totale sintonia con le rivendicazioni delle Rsu del Centro di produzione torinese. Ma la questione, a suo avviso, è anche politica: “Dallo scippo delle Olimpiadi invernali, allo stop alla Tav, dalla chiusura della torre radar di Caselle alla deviazione del retroporto di Genova verso Mortara e Milano, continuiamo ad assistere a provvedimenti dannosi nei confronti del Piemonte. Ora anche il Cptv Rai, da sempre cenerentola per Roma, adesso si trova davvero in stato di abbandono”.

I lavoratori minacciano lo sciopero. E le rivendicazioni sono puntuali e dettagliate. “Negli ultimi anni, compreso l’esodo incentivato, alle Rsu risultano usciti dal Centro di Produzione di Torino 71 addetti, mentre sono stati assunti soltanto 8 impiegati, 1 tecnico, 1 ausiliario e sono stati stabilizzati 35 lavoratori a termine”, ricorda Rosso che aggiunge, riprendendo il documento dei lavoratori: “Si tratta d’un incremento oggettivo di forza lavoro irrisorio, perché i contratti a termine già operavano”. In ogni caso si sono già persi 25 posti di lavoro.

Anche i mezzi in dotazione al Cptv torinese latitano. “Torino – chiarisce il candidato di Fratelli  d’Italia - è l’unico centro di produzione della Rai che, al momento, non è in possesso di un mezzo pesante per le riprese esterne, quindi ogni attività in esterna o va in appalto o viene coperta da un mezzo proveniente da un altro Centro di Produzione”.
Un pullman, che era presso il Centro di Torino, invece di essere adeguato all’HD (come è avvenuto in tutti gli altri CPTV d'Italia) è stato letteralmente cannibalizzato per consentire di migliorare un mezzo in attività presso il Centro di Milano, spiegano dalle Rsu.

Il paradosso? Negli ultimi 3 anni, in assenza di un mezzo pesante per le riprese esterne in HD su Torino, per garantire le riprese della stagione concertistica dell’Orchestra Sinfonica Nazionale e della stagione Operistica del Teatro Regio di Torino, si è ricorso per 15 volte all’utilizzo di un appalto esterno, producendo un costo di circa 20/25 mila euro ad evento.

“Torino deve restare centrale nel panorama Rai”, dice Rosso. Deve esserci un piano industriale degno di questo nome: a Torino la Rai è nata e oltre al Centro di Produzione, ci sono  la Direzione Generale (con direzioni strategiche quali ICT e Abbonamenti), l’Orchestra Sinfonica Nazionale, il Centro Ricerche Innovazione Tecnologica e Sperimentazione.

Spesso si legge la volontà di portare produzioni a Torino da Roma o Milano, centri saturi e oberati di lavoro. “Poi, però, quando si va sul concreto, l’azienda agisce in maniera totalmente opposta a quanto scritto sul Piano Industriale – scrivono le Rsu -. Ci sembra veramente assurdo che a Torino il centro ricerche approfondisca e sperimenti nel Centro di Napoli il 4K HDR e l’8K HDR come nuovi standard di qualità d’immagine, ma poi l’operativo sviluppo e le positive ricadute, non riescano a raggiungere il nostro Centro di Produzione, i cui apparati continuano ad essere per la maggior parte in SD”.

Penso che anche la Regione Piemonte debba farsi sentire su questo fondamentale tema. Non solo il Centro torinese va preservato, ma deve essere rilanciato. La Rai è statale, si tratta sempre di decisioni politiche. Se sarò eletto – spiega Rosso – se gli elettori vorranno scrivere il mio nome sulla scheda verde, mi batterò anche per questo. Il governo non può pensare di desertificare una metropoli e una regione per fare marchette ai territori di appartenenza dei vari capi politici. I costi sociali di un Piemonte sempre più povero, del resto, dovrebbero poi essere pagati dai territori dove si stanno intasando gli spazi”.

cpe

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