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Attualità | 10 luglio 2019, 07:19

Noi siamo il Toro, loro no!

Con l'esclusione del Milan dalle competizioni europee per questioni di fair play finanziario, la squadra granata è già ai nastri di partenza della nuova stagione

Noi siamo il Toro, loro no!

È da poco finita e già si ricomincia. Complice il fair play finanziario, mandato al Diavolo nel senso più iconografico del termine dai rossoneri milanesi, il Torino si ritrova protagonista di un inatteso quanto gradito ripescaggio europeo, che malgrado la mancata qualificazione sul campo, lo lancia nei preliminari di Europa League.

Sembrerebbe irridente, ma è solo un po' di sana autoironia, ormai nella tradizione granata questi ripescaggi europei per demeriti altrui, sembrano diventati una costante. Dopo il Parma, oggi è il Milan a cedere il passo al Torino. Gaudeamus igitur, ma senza esagerare.

Questo inatteso dono dal cielo, però, costringe la truppa ad un ritiro anticipato e la dirigenza ad uno sforzo economico superiore, in fase di mercato, per rafforzare una squadra già buona, nei titolari, ma bisognosa di rincalzi di valore per supportare un turnover obbligato dai molteplici impegni, senza abbassare il livello qualitativo complessivo. Con tutti i problemi che questa sovrabbondanza comporta, a partire dal tanto detestato sovraffollamento della rosa, con giocatori che rischiano di giocare poco e quindi di mugugnare tanto, cosa temuta e sgradita assai al mister.

I ruoli da coprire non sono pochi, anzi. In quasi ogni zona del campo ci sono caselle vuote da riempire con soggetti di qualità, ma con la dovuta umiltà di saper accettare le decisioni del trainer e la volontà di mettersi a sua disposizione, rendendogli difficile la scelta con il loro impegno in allenamento per guadagnarsi il posto in squadra.

A complicare un po' le cose, ci si mette pure Laura Pausini. Lei, poveretta, non ce ne può nulla, ovviamente, ma le date del suo concerto torinese e della partita di andata del primo turno eliminatorio coincidono. Il Torino ha provato a chiedere l'inversione, giocando prima in casa e poi in trasferta, ma ovviamente entrambe le possibili avversarie non hanno acconsentito a concedere questo piccolo vantaggio.

E così, voci di corridoio, le alternative sarebbero Alessandria ed Udine. Si, avete capito bene. Udine. Se Alessandria è a due passi, ma probabilmente non risponde ai criteri UEFA e quindi non sarebbe utilizzabile, rimane il mistero sulla seconda scelta.  Possibile che, tra il capoluogo piemontese e quello friulano non ci sia nulla in mezzo? Mi viene in mente Milano, Genova, Bergamo, Brescia, Reggio, Parma, Firenze e Bologna, giusto per buttarne li qualcuna. Possibile che non ce ne fosse una disponibile? Gia che c’eravamo, perché non Palermo? Disagio per disagio, almeno prima si andava a fare il bagno a Mondello e la mattina dopo a colazione granita e “zinne di Sant'Agata”. Probabilmente la presenza dei tifosi alla partita viene considerata un optional e nemmeno dei più graditi. Se mi sbaglio avvertitemi, eh.

Dulcis in fondo, c'è da capire chi sarà l'avversario. In ballottaggio una squadra ungherese, più forte ma logisticamente più facilmente raggiungibile e quindi più gradita, ed una albanese, sulla carta più abbordabile, ma che costringerebbe ad un viaggio di avvicinamento più difficoltoso e quindi meno gradita. Poco cambia, in verità. L'ultima volta giocammo col Brommapoikarma, spero di averlo ricordato e scritto giusto, che a Torino vide, tutti in una partita, lo stesso numero di spettatori che probabilmente vede in un intero campionato in casa. Ma i ventottomila dell’Olimpico, non ancora Grande Torino, seppero dare la spinta per superare quello ed altri turni, fino agli ottavi.

E quindi, non stiamo li tanto a cavillare, se sia ungherese o albanese, se si giochi prima in casa o fuori e se ci tocca giocare a millemila chilometri di distanza da casa nostra. Già che ci è piovauta dal cielo questa inattesa partecipazione all’Europa League, facciamoci onore.

Come disse Pulici, noi siamo il Toro, loro no.

Domenico Becccaria

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