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Attualità | 12 settembre 2019, 07:33

L’uomo che dipinge gli alberi di Torino: “Voglio che esistano sotto una maschera artistica”

Il progetto “Natura urbana” di Osvaldo Neirotti attraverserà tutte le circoscrizioni. Il prossimo intervento di fronte alla nuova sede di UGI2, in corso Dante

L’uomo che dipinge gli alberi di Torino: “Voglio che esistano sotto una maschera artistica”

Donare agli alberi di Torino una “maschera” artistica che riaffermi la loro strategica e indispensabile presenza nel nostro quotidiano. È questa l’essenza del progetto “Natura urbana”, ideato da Osvaldo Neirotti per riportare sotto gli occhi dei cittadini “l’enorme importanza che ha il verde per la nostra sopravvivenza”. E come? Rendendoli più visibili e vivaci, seppur ancorati al suolo, quasi “parlanti”, come opere en plein air che assorbono gli stimoli sensoriali dell’ambiente circostante e, a loro volta, comunicano con i passanti.

Un’iniziativa nata nel 2017, all’interno del movimento artistico GoArtFactory, con i primi alberi “della vita” dipinti di fronte al Cortile del Maglio, in via Borgo Dora, diventati ben presto un segno distintivo del quartiere. Ora il progetto si è fatto più complesso e articolato, e prevede un’installazione artistica ogni quindici giorni, in ogni circoscrizione, per un totale di nove. Un numero scelto non a caso, poiché, come spiega Neirotti, “rappresenta il ritorno dal multiplo all’unità, il compimento di un ciclo. Contiene in sé il duplice concetto di inizio e fine, morte e rinascita. Simboleggia la fase della dissoluzione che precede la rinascita”.

Una sintesi che ben si sposa con l’intento di far rivivere gli alberi sotto un vero e proprio “vestito” di colori naturali, ricavati da latte, colla di farina, olio di lino e acqua, oltre a pigmenti ottenuti dai fiori o dalla terra. “Utilizziamo semplici ingredienti alimentari e prodotti impiegati quotidianamente in agricoltura”, spiega Neirotti. “Gli alberi riempiono le principali arterie della città, sono da secoli parte integrante del tessuto urbano come un lampione, una panchina, un cestino dei rifiuti. Ormai tutti li vedono come un arredo scontato, ma in realtà essi sono vivi. Non è quindi più sufficiente stare eretti in fila indiana lungo i viali: lo smog, soprattutto, e l’indifferenza da parte degli abitanti li rende spenti e privi di attenzione. L’idea del progetto è di dare colore e luce al loro significato e alla loro esistenza”.

L’obiettivo è di terminare tra maggio e giugno, con un grande evento finale che abbia la musica all’aperto come filo conduttore. E si comincia oggi, in Circoscrizione 8, di fronte alla sede di UGI2 in corso Dante, appena inaugurata, che ospiterà domenica un open day per accogliere tutti gli abitanti di San Salvario. Per l’occasione, dato che ogni albero firmato da Neirotti ha bisogno di un testimonial per prendersene cura e custodirlo (in passato Marco Berry e Margherita Fumero), questa volta sarà una bambina di 12 anni a battezzarlo, ovviamente, con il nome di Ugino. Seguirà un’installazione anche in via Madama Cristina 106, nel giardino “Giorgio Anglesio”.

“Vivere in una città dormiente e difficile mi ha costretto a ribellare la mente; indirizzare le idee verso l’arte come simbolo di creazione ha permesso di raccontare la vita e i problemi di un mondo che condiziona l’esistenza”, racconta Neirotti, autore, tra l’altro, del romanzo “X segreto”, presentato lo scorso anno al Salone del Libro. Un’opera cui i bambini della scuola primaria “Anna Frank”, in via Vallauri, si sono ispirati in una serie di laboratori gratuiti condotti dall’artista qualche mese fa, nel corso della realizzazione di quattro alberi nel cortile dell’istituto.

Tra le aree interessate dai pennelli di Neirotti, corso Montelungo, piazza Marmolada, via Braccini, corso Racconigi, corso Svizzera, via San Donato e strada del Fortino. “Educare, informare e sensibilizzare al miglioramento – conclude l’artista – sono fasi che non attecchiscono o si evidenziano in un giorno. Per questo si è scelto di iniziare il percorso realizzando un’opera alla volta nel tempo. Le zone indicate non hanno classificazione sociale, ma sono state scelte come primo cerchio, attorno al centro di Torino. Come la prima spirale ambientale che conduce nel cuore della città. In una seconda fase, poi, ci si potrebbe estendere anche nelle aree più esterne”.

Manuela Marascio

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