/ Cronaca

Cronaca | 17 settembre 2019, 18:15

Valdocco, rimandato lo sfratto di una famiglia di tre persone

Sospiro di sollievo per mamma, papà e figlia di sette anni residenti in un minuscolo appartamento di 30 metri quadrati, con bagno esterno e senza doccia. Decisiva la chiamata dell'ufficiale giudiziario

Valdocco, rimandato lo sfratto di una famiglia di tre persone

Storie da un quartiere che, oggi più che mai, fa sentire il proprio bisogno di attenzione: è stato rimandato (per la quinta volta, ndr) al prossimo 28 novembre lo sfratto esecutivo di una famiglia composta da mamma, papà e figlia di sette anni residenti nel quartiere Valdocco. Decisiva una chiamata in extremis dell'ufficiale giudiziario, dopo che i tre avevano ricevuto l'immediata solidarietà del collettivo Prendocasa e delle vicinissime Famiglie dello Spazio Popolare Neruda, diretti protagonisti di un presidio fin dalle prime ore dell'alba di questa mattina.

A raccontare la vicenda che lo riguarda è direttamente il papà A. (che preferisce restare anonimo), accompagnato da un amico e dagli attivisti: “Per il nostro appartamento – spiega - di 30 metri quadrati, con il bagno esterno, senza doccia e in condizioni igieniche non adeguate, pagavamo 350 euro al mese, che salivano a 450 nei mesi invernali. Dopo aver richiesto i necessari e dovuti interventi di manutenzione, abbiamo scoperto che al catasto risultava essere di 71 metri quadrati: il proprietario aveva creato due alloggi più piccoli con una parete di cartongesso, conteggiando le spese condominiali e i consumi in base alla dimensione complessiva, caricandoli poi sui due affittuari. Dopo aver richiesto, invano, i lavori e la regolarizzazione del contratto siamo stati sfrattati”.

Nonostante A. sia regolarmente entrato nel programma cittadino per l'emergenza abitativa, al momento non è stata trovata una soluzione soddisfacente e decorosa: “I tecnici del Comune – prosegue - hanno valutato in 200 euro mensili il giusto canone di affitto per quell'appartamento, cifra comunque esagerata rispetto a quanto pagato in più nei tre anni precedenti; mia moglie si è anche ammalata a causa della muffa presente lì. Una delle proposte è stata quella di trasferirci temporaneamente in un albergo, ma la mia famiglia necessita di una posto dove poter vivere, visto che i tempi previsti per una casa popolare sono lunghissimi”.

Nel frattempo, da Prendocasa fanno sapere di non avere nessuna intenzione di indietreggiare: “Noi – scrivono sulla loro pagina Facebook - non molliamo: il Comune di Torino perde tempo, noi gli rimaniamo col fiato sul collo fino ad una soluzione”.

Marco Berton

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium