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Economia e lavoro | 22 ottobre 2019, 07:30

L'indipendenza da FCA non basta più: l'auto trascina la componentistica nel baratro

Per la prima volta cala il fatturato, ma anche l'export soffre e l'innovazione mostra segni di debolezza, proprio in un momento in cui il comparto si trova di fronte alla sfida epocale dell'elettrico

L'indipendenza da FCA non basta più: l'auto trascina la componentistica nel baratro

Adesso è allarme vero. Se già il mondo dell'auto mostra segni di debolezza negli ultimi mesi, adesso il morbo dell'incertezza ha contagiato anche la componentistica. È come se, in una classe dai risultati alterni, anche i secchioni comincino a perdere colpi. Lo rivela l'indagine 2018 della Camera di Commercio di Torino, realizzata in collaborazione con Anfia. I numeri rivelano per la prima volta come il fatturato piemontese fletta (-0,5%), con conseguenze negative anche sull'export (dall'80 al 77% la fetta di imprese che vendono all'estero), ma soprattutto sull'innovazione. In questo caso le aziende che hanno messo soldi in ricerca e sviluppo sono scese dal 69 al 67%, un vero rebus, visto che mai come oggi il settore dell'auto di trova di fronte a una rivoluzione copernicana come l'elettrico e l'ibrido. E nonostante un aumento del 6,7% di coloro che si occupano di design ed engineering. Il Piemonte, nel quadro italiano, resta il primo tenore, ma il suo canto appare meno brillante che in passato.

"È la prima volta che il fatturato diminuisce e siamo i primi in Italia a registrare questo dato - confessa Vincenzo Ilotte, presidente della Camera di Commercio di Torino -. Ma preoccupa anche il dato sull'innovazione, perché la ricerca è la sola strada per vincere le nuove sfide".

Un altro dato che dà da pensare è quello legato alla dipendenza da FCA, un tempo madre e poi matrigna del tessuto imprenditoriale locale: la quota di fatturato che dipende da Lingotto è ulteriormente calato, dal 45 al 41%, ma evidentemente non è bastato a dare respiro al comparto. E se proprio domani è il giorno del premier Giuseppe Conte a Torino per parlare di Area di crisi complessa, ecco dunque "il treno su cui dobbiamo salire, per non perdere l'occasione che è unica nel suo genere", ribadisce Ilotte.

"La speranza - aggiunge Marco Stella, presidente del gruppo componenti di Anfia - è che il comparto della componentistica piemontese e italiano riescano a inserirsi nella prospettiva franco-tedesca di una giga factory europea dedicata alla produzione di batterie elettriche. E dal tavolo sull'auto voluto dal governo speriamo siano supporto alla ricerca, alla formazione, ma anche alla domanda. Perché un conto è dire che si venderanno auto elettriche, un altro è convincere le persone a comprare auto elettriche".

Massimiliano Sciullo

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