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Sanità | 07 novembre 2019, 20:42

Il tumore resiste alle terapie come i batteri agli antibiotici: la scoperta all’Istituto di Candiolo

Sulla rivista "Science" pubblicati i risultati di uno studio che potrebbe essere una pietra miliare nella lotta al cancro. La ricerca è sostenuta da Fondazione AIRC e da Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro

Il tumore resiste alle terapie come i batteri agli antibiotici: la scoperta all’Istituto di Candiolo

Il tumore resiste alle terapie come i batteri agli antibiotici: la scoperta è stata fatta all'Istituto di Candiolo e l'intera ricerca, sostenuta dalla Fondazione AIRC e dalla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista "Science".

Lo studio è partito da una considerazione: anche dopo una prolungata risposta clinica, il tumore diventa spesso resistente ai farmaci e talora più aggressivo di prima. È comunemente accettato che ciò accada perché un piccolo numero di cellule resistenti alla terapia è già presente nella massa tumorale, ancora prima che il farmaco sia somministrato. In altre parole, la resistenza, e quindi l’insuccesso della terapia, sono un fait accompli, e quindi un fatto inevitabile.

I risultati appena pubblicati sulla rivista Science rivelano però qualcosa di più: le cellule resistenti ai farmaci non sempre sono già presenti. Alcune volte i tumori, sottoposti allo stress generato dalle terapie a bersaglio molecolare, si ‘adattano’ e cambiano il proprio corredo genetico acquisendo nuove mutazioni, che permettono al cancro di sopravvivere alle terapie.

Mariangela Russo e Alberto Bardelli, rispettivamente ricercatrice e professore ordinario del Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino che operano presso l’Istituto di Candiolo FPO-IRCCS, hanno tratto ispirazione da un fenomeno che accade nell’ambito delle malattie infettive. Sotto lo stress degli antibiotici, i batteri aumentano temporaneamente la capacità di mutare il proprio DNA, acquisendo nuove mutazioni che consentono loro di crescere nonostante la terapia. I ricercatori si sono chiesti se lo stesso stratagemma potesse essere sfruttato anche dai tumori. Hanno osservato che una frazione di cellule dei tumori intestinali smette di crescere, ma è in grado di sopravvivere all’assedio delle terapie a bersaglio. Nelle cellule assediate si modificano i meccanismi che regolano la riparazione del DNA; questo porta a un accumulo di mutazioni, che non sono più riconosciute e corrette.

Tale processo prende il nome di mutagenesi adattativa. In altre parole, mutare per adattarsi, cambiare per sopravvivere: in presenza delle terapie a bersaglio molecolare le cellule tumorali accumulano mutazioni fino a diventare resistenti al trattamento, portando quindi alla ricaduta della malattia. Allo studio ha partecipato anche l’IFOM con esperti di matematica computazionale.

Quali scenari e possibilità terapeutiche si aprono dopo questa scoperta? Se la resistenza alle terapie non è sempre un fait accompli, ma è legata a un processo che si attiva durante il trattamento stesso, allora colpire i meccanismi alla base della mutagenesi adattativa potrebbe aumentare le probabilità di successo dei farmaci già in uso. I ricercatori torinesi sono già al lavoro per individuare nel futuro prossimo nuovi bersagli terapeutici nel processo di mutagenesi adattativa che possano consentire di rallentare, o forse addirittura prevenire, l’insorgenza della resistenza alle terapie, prolungando così l’efficacia dei farmaci e la sopravvivenza dei malati di cancro.

redazione

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