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Economia e lavoro | 10 dicembre 2019, 16:04

Comital Lamalu ed Embraco, i lavoratori scrivono a Mattarella: "Presidente, mettete un freno alla prepotenza delle multinazionali"

I dipendenti: "Il nostro è un caso paradigmatico di come operano le proprietà straniere in Italia: pensano di poter fare tutto quello che vogliono". Anche dai lavoratori ora Ventures una lettera al Capo dello Stato: "Venga a trovarci, davanti all'Azienda. Ci serve l'aiuto di tutti"

Comital Lamalu ed Embraco, i lavoratori scrivono a Mattarella: "Presidente, mettete un freno alla prepotenza delle multinazionali"

"Egregio Presidente della Repubblica, egregio Presidente del Consiglio, siamo i lavoratori della Comital Lamalu di Volpiano".
§Dopo la doccia gelata di questa mattina, in occasione del tavolo sindacale organizzato presso l'assessorato regionale al Lavoro, non si arrendono i lavoratori delle due aziende che, dopo aver conosciuto il fallimento e aver atteso due bandi per trovare un nuovo compratore, ora temono di veder sfumare tutto a causa di alcune posizioni estremamente rigide prese dal gruppo cinese Dingsheng.

E proprio nel giorno in cui Sergio Mattarella è a Torino, ospite del Sermig, scrivono al presidente della Repubblica per chiedere una mano, un intervento, una presa di posizione su una vicenda che è un caso di scuola, perché sintetizza in sé tutti gli elementi che si trovano anche in altre situazioni dolorose come Embraco e non solo. Capitali stranieri che arrivano, prendono e infine se ne vanno. Oppure che si siedono al tavolo ponendo le proprie condizioni in una situazione che è di evidente debolezza per l'interlocutore, sia esso istituzionale o sindacale.

"Da molto tempo - si legge nella lettera - viviamo una situazione di difficoltà dovuta alla crisi che ha attraversato la nostra azienda e ancora oggi, seppur ci sia una proposta da parte di un gruppo cinese, non abbiamo trovato una soluzione. Vi scriviamo perché il nostro caso è paradigmatico di ciò che sta accadendo nel nostro Paese e di come le multinazionali si comportano nei confronti dei lavoratori. Nel nostro caso una soluzione ci sarebbe poiché  la Dingsheng avrebbe la possibilità di prendere tutti i lavoratori, utilizzando per due anni gli ammortizzatori sociali e quindi avere tutto il tempo di implementare un piano industriale, che stando alle parole dei dirigenti, dovrebbe addirittura aumentare gli attuali occupati".

"Ma la Dingsheng - proseguono, raccontando quanto emerso ancora al tavolo di oggi - non ha intenzione di assumere tutti i lavoratori. Parlano che ne prenderanno il 50%, in un arco temporale di un anno e solo dopo il licenziamento dei lavoratori. Un piano fumoso e senza alcun tipo di garanzia reale. Oltre al danno c'è anche la beffa poiché avrebbero la pretesa che i nostri sindacati firmino una procedura in cui vengano accettati i licenziamenti, pena il fatto di non rilevare più l'azienda, scaricando così seppur indirettamente, sui lavoratori responsabilità che non sono loro, generando un vero e proprio ricatto. Non capiamo come sia possibile che responsabilità che non sono nostre pretendano di scaricarle addosso a chi non ha colpe e appunto responsabilità".

Infine, la richiesta vera e propria a Mattarella e a tutte le istituzioni: "Noi pensiamo che le massime istituzioni debbano prendere una posizione decisa contro questo modo di porsi da parte delle multinazionali che non possono pensare di fare tutto ciò che vogliono arrivando addirittura a scaricare sui lavoratori assunzioni di responsabilità che non gli competono. Vi chiediamo di intervenire convocando urgentemente i dirigenti della Dingsheng al fine di fare un tentativo per trovare una soluzione per tutti i lavoratori e comunque per sottolineare il peso e l'importanza dello Stato Italiano nel rapporto con le multinazionali".

Il 16 dicembre scadono i termini della procedura e per quella data sarà necessario avere una soluzione. Altrimenti il caso Comital Lamalu andrà ad aggiungersi a quelli Embraco, Mahle, Olisistem e altri ancora dove il tempo passa e porta via con sé anche la speranza.
E proprio i dipendenti di Embraco (ora Ventures) hanno colto l'occasione della presenza del Capo dello Stato a Torino per consegnare un'altra missiva, in cui raccontano la loro vicenda. E soprattutto lo sconforto dopo aver visto sfumare promesse e impegni: "Lo scorso 23 ottobre, al Mise, abbiamo capito che la proprietà di Ventures è solo una facciata che ci servirà ad avere la cassa integrazione, invece quello per cui stiamo lottando è un nuovo investitore, così da avere ancora un futuro lavorativo". "Stiamo cercando l'aiuto di tutti - aggiungono - istituzioni, sidnacati, stampa e vecchi attori del nostro passato come Whirlpool e Randstad, unici soggetti che possono ridarci un orizzonte lavorativo".

E Mattarella è la speranza più alta: "La invitiamo a un incontro con noi lavoratori davanti l'azienda, ci dica Lei la data e l'ora. Speriamo che al più presto, con l'aiuto delle parti sociali e istituzionali, si possa mettere la parola fine a una vicenda che ha portato noi e le nostre famiglie a essere sopraffatti dalle preoccupazioni".

Massimiliano Sciullo

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