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Economia e lavoro | 27 febbraio 2020, 15:20

Coronavirus, le aziende iniziano a perdere la pazienza: "Basta tenere in ostaggio 4 milioni di piemontesi: da lunedì si torni alla normalità"

Alberti (Cna Torino): "Abbiamo già pagato un prezzo altissimo. I provvedimenti cozzano con le cifre e le stesse dichiarazioni delle istituzioni"

Coronavirus, le aziende iniziano a perdere la pazienza: "Basta tenere in ostaggio 4 milioni di piemontesi: da lunedì si torni alla normalità"

"Chiediamo al presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, di rimuovere con effetto immediato l’ordinanza di emergenza sanitaria e di favorire in ogni modo un ritorno alla normalità. Non si può tenere in ostaggio oltre 4 milioni di piemontesi per un solo paziente positivo al Coronavirus".

Se fino a poche ore fa era stato il momento dell'elenco dei problemi, comincia a cambiare lo stato d'animo delle aziende torinesi e piemontesi. E le dichiarazioni di Paolo Alberti, segretario di Cna Torino, ne sono una buona sintesi. "Da lunedì si torni alla normalità. Torino e il Piemonte hanno già pagato un prezzo altissimo".

Ma il ragionamento da cui parte la sigla artigiana e delle piccole e medie imprese torinesi non è solo "umorale": vuole invece basarsi sulle cifre. "Nei 28 paesi dell’Unione Europea i morti per infezione ospedaliera sono stati 49.301 nel corso del 2016, il 30% dei quali in Italia, quindi 14.790 - dice Alberti -. I morti per il normale virus influenzale, dati Ministero della Salute ed Istituto Superiore Sanità, sono stati nel periodo ottobre 2018 – aprile 2019 tra i 300 ed i 400, attribuibili direttamente al morbo influenzale. Salgono ad una cifra tra i 4.000 ed i 10.000 per cause indotte da complicazioni dello stesso virus influenzale".

Il confronto con il Coronavirus è impietoso: "Ad oggi si contano 12 decessi che, tra le altre gravi patologie, avevano anche quella del coronavirus, tanto che si dovrebbe correttamente dire che queste persone sono decedute “con” il virus in questione e non “per” il virus. Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Liguria, Friuli, sono le regioni sottoposte alle draconiane misure di questi giorni e rappresentano oltre il 60% del Prodotto interno lordo di questo paese. Forse, varrebbe la pena, da parte dei decisori politici, sviluppare qualche riflessione sulle conseguenze che le loro decisioni hanno avuto sull’economia italiana e quanto siano gestibili e sopportabili nel breve/medio termine".

Ecco perché, prosegue Alberti, ci sarebbe da riflettere su uscite pubbliche e dichiarazioni. "Le affermazioni del presidente del Consiglio “no a scenari drammatici” o quelle del Governatore della Lombardia Fontana “è poco più di una normale influenza”, non possono non far dire: “E magari pensarci prima?”. Quantomeno, dal punto di vista delle imprese, cogliamo almeno due aspetti positivi; il primo, torniamo alle competenze e a chi sa fare le cose ed accantoniamo gli apprendisti stregoni; ed il secondo, finiamola con la campagna elettorale permanente e pensiamo agli interessi del Paese e non a quelli di bottega".

Dario Gallina, presidente degli industriali torinesi: “L’Unione Industriale è in contatto con Confindustria per chiedere al Governo degli interventi eccezionali a sostegno dell’economia, per far fronte a quella che potrebbe rivelarsi un’emergenza senza pari. Oltre al necessario sostegno alle imprese e al reddito dei lavoratori, infatti, sarà fondamentale costruire un importante piano di rilancio degli investimenti nel Paese, che contempli misure forti per riportare il lavoro e la nostra economia su un percorso di crescita stabile e duratura”.

Così invece il Presidente di Confindustria Piemonte, Fabio Ravanelli: "Fondamentale tutelare la salute della popolazione, ma ora si pensi alla ripartenza della nostra economia. Ora occorre ripartire, certo con senso di responsabilità e rispetto delle indicazioni sanitarie, ma concentrando gli sforzi per recuperare il terreno perduto e sostenendo i comparti maggiormente penalizzati".

Massimiliano Sciullo

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