Potranno tagliare tutti i fiori, ma non fermeranno mai la primavera. A 44 anni dalla morte, Pablo Neruda, uno dei più grandi poeti della storia universale, continua a risuonare nei cuori come un'eco destinata a scuotere in eterno le coscienze. Non solo sopraffino cantore dell'amore e della bellezza, ma anche coerente e convinto militante, che fino alla fine ha sostenuto il valore della libertà contro i soprusi, della lotta contro la sottomissione.
Nel tentativo mai sopito di fare chiarezza sulle circostanze ancora misteriose della sua scomparsa, un'importante collaborazione tra Assemblea Teatro e Fondazione Pablo Neruda ha dato vita a uno spettacolo celebrativo capace di unire due continenti. Un progetto che parte da quello spartiacque storico che è stato il golpe militare dell'11 settembre 1973, in cui perì Salvador Allende, culminato con la morte di Neruda quattordici giorni dopo e la devastazione della sua casa di Santiago, la Chascona.
Il suo funerale fu un simbolico gesto di opposizione alla dittatura di Pinochet, perché si tenne nonostante la presenza intimidatoria dei militari. E proprio da qui parte il testo di Renzo Sicco e Luis Sepulveda per Assemblea Teatro, interpretato da Giovanni Boni, Gisella Bein, Silvia Nati, Mattia Mariani e Sonia Belforte.
Uno spettacolo che si sviluppa come una veglia senza tempo, ripercorrendo la storia del Cile prima e dopo il colpo di stato. Mentre la bara rimane lì, a testimoniare la resistenza della poesia alla violenza.
Lo spettacolo andrà in scena al Mausoleo della Bela Rosin questa sera alle 21 e domani alle 16.
Ma perché chiedo silenzio non crediate che io muoia: mi accade tutto il contrario, accade che sto per vivere.













