A Brandizzo il Prefetto ha richiesto al sindaco la definitiva messa in sicurezza della doppia rotatoria di via Torino, ma l'amministrazione non fa nulla, anzi la rende ancora più insicura eliminando le transenne a protezione dei pedoni per consentire il passaggio dei tir sui marciapiedi. Le medesime criticità persistono ormai da 2 anni.
Il Comitato Cittadino guidato da Rino Sinopoli e il gruppo consiliare Alternativa civica con il capogruppo Giuseppe Deluca hanno inviato nove esposti a Prefetto, Ministero delle Infrastrutture e Procura della Repubblica sulla mancata risoluzione dei problemi inerenti la sicurezza da parte del Comune.
A seguito delle ultime segnalazioni e dei numerosi esposti del Comitato Cittadino e del gruppo consiliare Alternativa Civica, il Prefetto di Torino dott. Renato Saccone ha nuovamente scritto al sindaco di Brandizzo Roberto Buscaglia chiedendo “di adottare le misure necessarie per la messa in sicurezza della doppia rotatoria anche alla luce delle prescrizioni contenute nella relazione del Ministero delle Infrastrutture e della evidenziata pericolosità riscontrata”; il Ministero, infatti, chiede in primis l’eliminazione della rotatoria verso Settimo per ridurre le cause di pericolosità più rilevanti dell’intersezione.
Ennesimo danneggiamento a Brandizzo nella doppia rotatoria di via Torino, nei primi giorni di novembre e ancora pericolosità dell’intersezione.
A esporre quanto accaduto è Rino Sinopoli, presidente del Comitato Cittadino per la messa in sicurezza della doppia rotatoria di via Torino: “Un forte boato, verso le 9 del mattino, un’auto a velocità sostenuta che imbocca il sottopasso dileguandosi e, pali, cartelli e rottami di auto sulla strada come nei film. Anche questa volta fortunatamente senza vittime, perché in quel punto è presente uno dei molteplici aspetti di pericolosità e non conformità della doppia rotatoria che con il consigliere comunale di Alternativa Civica Giuseppe Deluca denunciamo oramai da più di due anni”.
“In uscita dal sottopasso - continua Rino Sinopoli - è infatti stato lasciato appositamente un varco tra le transenne molto utilizzato dai pedoni per permettere l’attraversamento verso Settimo. Un attraversamento in quel punto però non è realizzabile a norma di legge, lo abbiamo denunciato da subito, perché in totale assenza di visibilità reciproca tra veicoli e pedoni a causa della posizione in curva e per la mancanza di spazio. Sono necessari infatti circa 5 metri dalla linea di arresto per permettere lo stazionamento di un’auto in attesa e le strisce pedonali possono essere realizzate solo dietro all’auto in attesa”.
“La proposta di realizzazione presentata dal Comune - precisa il presidente del Comitato Cittadino - è infatti stata categoricamente bocciata su due piedi dal Ministero delle Infrastrutture a seguito dei nostri esposti, per i motivi citati. Le altre transenne prima presenti sullo stesso lato di marciapiede, danneggiate ed asportate molte volte dai mezzi pesanti e pullman, non sono più state ripristinate, per la certezza che saranno nuovamente divelte rendendo ancor più evidente le pericolosità denunciate, con buona pace della sicurezza dei pedoni. Questa, come molte altre situazioni di pericolo accertate, si protraggono ormai da più di due anni, a nulla sono valsi gli inviti da parte del Ministero delle Infrastrutture e della Prefettura di Torino a procedere urgentemente alla messa in sicurezza dell’intersezione. Inqualificabile il lassismo e l’ostinazione di questa Amministrazione a non ammettere gli errori commessi continuando a mettere a repentaglio l’incolumità di quei cittadini che invece ha l’obbligo giuridico di tutelare, oltre alla mancanza di oculatezza delle opere da realizzare e dei soldi da spendere. Mi riferisco all’accordo tra il Comune ed un privato, dove il Comune acquisisce il diritto di uso pubblico del suolo del privato per la realizzazione del marciapiede di collegamento con questo finto ed illegittimo attraversamento pedonale, realizzando in cambio a spese dei cittadini, un cancello, il marciapiede, l’allacciamento fognario e l’asfaltatura della parte privata”.
“Solamente a causa degli Esposti al Prefetto ed alla Procura della Repubblica - ribadisce Rino Sinopoli - e solamente per questo motivo, il Comune ha poi chiesto il parere di fattibilità al Ministero delle Infrastrutture che lo ha bocciato senza mezzi termini, ma l’accordo con il privato era già stato fatto, le opere già realizzate ed i soldi pubblici già spesi. A parer mio si chiede prima il parere di fattibilità e se l’esito è positivo ci si impegna in opere e spese, qui è stato fatto il contrario, ci ritroviamo ora un’opera non conforme che si traduce in un regalo a privati a spese della collettività. Oltre a quanto detto, non ultimo da sottolineare è l’aspetto assicurativo: se un pedone dovesse essere investito in quel punto non ci sono coperture da parte delle assicurazioni poiché non si è su un regolare attraversamento pedonale, ma anche questo aspetto a discapito dei cittadini sembra non interessare a chi ci amministra”.
“Nei mesi scorsi - incalza il presidente del Comitato Cittadino - il Prefetto ha nuovamente richiesto al Comune spiegazioni in merito sollecitando affinché sia messo in atto quanto necessario alla messa in sicurezza delle pericolosità accertate, mentre il Sindaco Buscaglia in risposta continua a dichiarare al Prefetto di avere ottemperato a quanto richiesto dal Ministero delle Infrastrutture avendo realizzato le opere “come concordato nella riunione conclusiva presso gli uffici dello stesso Ministero”. Quindi, stante a quanto ufficialmente dichiarato dal Sindaco dovrebbe esistere un accordo tra le parti dove il Ministero approva le opere e dichiara l’avvenuta messa in sicurezza dell’intersezione”.
“Ho recentemente contattato - conclude Rino Sinopoli - il Ministero in oggetto che però smentisce e nega l’esistenza di accordi conclusivi, peraltro non riscontrati, rimarcando invece inadempienza da parte del Comune a quanto più volte da loro richiesto e mai messo in atto. Se quanto dichiarato dal Sindaco non rispondesse al vero si profilerebbe quindi il reato di falso ideologico e falso in atto pubblico da parte del Primo cittadino, reso oltretutto ancor più moralmente inaccettabile poiché rivolto al Prefetto e ad Enti dello Stato”.













