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Politica | 30 ottobre 2019, 10:55

Cannabis terapeutica, Unia: “C'è la volontà politica ma mancano le risorse umane”

La Città sta portando avanti un dialogo con diversi interlocutori tra cui Università, Ministero della Giustizia e Coldiretti. L'assessore all'ambiente: “Tutto sarà rigoroso e bilanciato ma servirà tempo”

Cannabis terapeutica, Unia: “C'è la volontà politica ma mancano le risorse umane”

“La volontà politica di portare avanti il discorso sulla coltivazione di cannabis ad uso terapeutico a Torino c'è”: a confermarlo è direttamente l'assessore all'ambiente Alberto Unia, intervenuto durante una discussione sull'avanzamento dei lavori a più di cinque mesi dall'approvazione di una mozione specifica in cui veniva richiesto al Comune di impegnarsi in tal senso. 

Il problema principale risiederebbe nella carenza di risorse, in particolar modo umane: “In queste condizioni - prosegue Unia – è molto difficile portare avanti un percorso nuovo e importante. Qualcosa abbiamo comunque fatto, instaurando un dialogo con Coldiretti e Ministero della Giustizia: insieme a quest'ultimo, in particolare, durante un sopralluogo abbiamo ipotizzato un progetto di recupero e formazione per detenuti legato a questo tipo di produzione nelle serre dell'Istituto Bonafous; tutto sarà bilanciato alle risorse disponibili ma servirà tempo, anche per trovare i partner giusti”.

A incalzare l'assessore sul tema è direttamente il primo firmatario del documento Federico Mensio, presidente della Commissione Ambiente e consigliere del Movimento 5 Stelle: “A livello nazionale - commenta – la produzione di cannabis a scopo terapeutico riesce a soddisfare solo il 20% della richiesta totale, mentre tutti gli altri sono costretti ad auto-produrla o ad acquistarla dall'estero con costi insostenibili”. 

Secondo Mensio questa situazione non è più accettabile: “È auspicabile - aggiunge – che l'attuale governo rimetta al centro della discussione la tematica, qualche passo deve essere fatto e la Città di Torino dovrebbe mettersi in prima fila con l'obiettivo di raggiungere almeno il 50% di soddisfazione del fabbisogno; in questo abbiamo bisogno dell'appoggio dei partiti attualmente alla guida del paese. Le resistenze ancora presenti sono anti-storiche, invito quindi la Giunta a prendere contatti con i Ministeri interessati, Difesa e Agricoltura”.  

Alla vicenda si è interessata anche l'Università degli Studi di Torino: “Lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze – spiegano i professori Brusa e Ranieri - sta facendo resistenze trovando, ogni volta, una motivazione diversa per non fornire la materia prima: l'unica strada percorribile sarebbe quella di poggiare su basi robuste, presentando un progetto concreto che veda Torino capofila. Noi ci crediamo molto ma vorremmo un approccio rigoroso”. 

Marco Berton

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