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Attualità | 31 ottobre 2019, 16:04

Emergenza cinghiali: la Città metropolitana chiede alla Regione Piemonte più personale faunistico ambientale

Condivisa la necessità di non potersi più limitare a riconoscere i danni subìti dagli agricoltori, perché ne va di mezzo l'ambiente, oltre che la sicurezza delle collettività e delle attività. La preoccupazione di Confagricoltura

Emergenza cinghiali: la Città metropolitana chiede alla Regione Piemonte più personale faunistico ambientale

La Città metropolitana di Torino è dotata del piano quinquennale - approvato all'inizio del 2019 in attuazione della normativa regionale ed approvato da ISPRA -  finalizzato innanzitutto alla prevenzione dei danni in agricoltura causati dai cinghiali.

"Del resto da oltre vent’anni la Provincia di Torino prima e la Città Metropolitana ora adottano ed attuano piani e programmi di contenimento della popolazione di cinghiali, per attenuare l’impatto che gli ungulati hanno sulle colture agricole e sulla sicurezza della circolazione stradale". Lo ribadisce la consigliera metropolitana delegata ad ambiente e tutela fauna e flora Barbara Azzarà a margine dell'incontro convocato ieri in Prefettura a Torino con tutte le province, i prefetti del Piemonte e le forze dell'ordine.

Condivisa la necessità di non potersi più limitare a riconoscere i danni subìti dagli agricoltori, perché ne va di mezzo l'ambiente, oltre che la sicurezza delle collettività e le attività agricole imprenditoriali, è ora indispensabile una concerta assunzione di responsabilità.

La Città Metropolitana ha formato gratuitamente nei mesi scorsi 338 operatori volontari, di cui 238 abilitati al controllo del cinghiale, che devono necessariamente essere coordinati da personale pubblico come prevede al legge. Sono 177 i volontari abilitati al tiro notturno, che richiede particolari cautele: le persone effettivamente autorizzate alle attività di contenimento del cinghiale sono attualmente 228, di cui 146 nuovi addetti, 82 selecontrollori, 4 autorizzati alla gestione di gabbie e 6 autorizzati all’autodifesa. Nelle 220 operazioni di contenimento portate a termine sino a fine ottobre sono stati abbattuti 207 capi.

"Come Città metropolitana - sottolinea Azzarà - rinnoviamo con forza la richiesta alla Regione Piemonte di investire subito nelle assunzioni di agenti che poi destineremo alle indispensabili attività di coordinamento delle azioni concordate: come hanno ricordato anche le forze dell'ordine durante la riunione in prefettura, le carenze di organico delle Province in questo delicato settore aprono un fronte grave: non vogliamo che si vada incontro ai danni sull'uomo che possono derivare da battute di  caccia non controllate".

La Città metropolitana ribadisce l’esigenza di poter disporre con urgenza di un numero adeguato di agenti faunistico-ambientali ai quali affidare le azioni previste per legge. Al momento è stato istituito un nucleo di tre operatori dedicati a questo compito, su di un totale di tredici in servizio, dotati della strumentazione adatta per poter operare con tiri estremamente selettivi. Gli agenti possono operare anche in orario notturno, per arrecare il minor disturbo possibile alla restante fauna e massimizzare l’efficacia delle operazioni.

"È importante sottolineare - aggiunge Azzarà - che i nostri 13 agenti sul territorio dovrebbero in teoria effettuare il lavoro svolto dai 36 in servizio in occasione dell’entrata in vigore della riforma delle Province e dell’approvazione della Legge regionale 23 del 2015, grazie alla quale le competenze in ambito faunistico sono passate alla Regione Piemonte. 

Se dalla Regione Piemonte non dovessero arrivare soluzioni urgenti in materia di personale dedicato, la Città metropolitana non esclude di avviare un confronto in Consiglio metropolitano per verificare se sia percorribile la strada della restituzione alla Regione stessa delle deleghe in questo settore: "non vorremmo arrivare a questo gesto - conclude Azzarà -  ma solo essere messi nelle condizioni di poter operare".

ll problema dell'eccessiva proliferazione di selvatici, cinghiali in particolare, sta destando sempre più preoccupazione tra gli agricoltori e gli allevatori del Piemonte. La notizia di un attacco, da parte dei lupi, a un gregge di pecore nella zona di Casalborgone, è soltanto l'ennesimo segnale di una situazione che sta degenerando. Confagricoltura la scorsa settimana ha partecipato a un’audizione di fronte alla 9^ Commissione permanente del Senato (Agricoltura e produzione agroalimentare, per ribadire, ancora una volta, che non è più rinviabile la soluzione di problemi legati alla gestione della fauna selvatica e dei danni che questa arreca sempre più spesso all'agricoltura.

"È necessario riconoscere che l'impostazione attuale normativa non è più adatta e non consente di intervenire efficacemente; impostata com’è, esclusivamente sulla conservazione della fauna selvatica, spesso non è più congeniale allo sviluppo del territorio, non solo dal punto di vista economico, ma anche sotto il profilo ambientale, della salute e della sicurezza stradale e, più in generale dei cittadini. In Piemonte – spiega il presidente regionale di Confagricoltura Enrico Allasia - ogni anno si verificano oltre 1.100 incidenti provocati da fauna selvatica, nella maggior parte da cinghiali”.

Negli ultimi trent'anni – come rileva Confagricoltura - i cinghiali sono aumentati di oltre il 400%; le popolazioni di capriolo hanno superato il 350%, quelle di cervo sono salite addirittura di oltre l'800%. Sono aumentati in modo esponenziale anche i branchi di lupi e di ibridi canidi che si stanno avvicinando sempre di più ai centri abitati, come sta avvenendo in Piemonte. La diffusione della fauna selvatica raggiunge anche ambienti non caratteristici e con un’alta densità di popolazione e quindi non è più compatibile con gli equilibri biologici”.

comunicato stampa

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