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Economia e lavoro | 12 dicembre 2019, 12:00

La Vertenza Torino scende nelle strade e mostra la sofferenza del territorio con una via Crucis

Si partirà con la fiaccolata, venerdì sera alle 20, da piazza Arbarello per attraversare il centro e fare cinque "fermate" dedicate ai vari settori in difficoltà

La Vertenza Torino scende nelle strade e mostra la sofferenza del territorio con una via Crucis

"Contro il declino, Torino scende in piazza". Questo reciterà lo striscione che venerdì sera aprirà il corteo organizzato dai tre maggiori sindacati e che da piazza Arbarello sfilerà tra le vie di Torino per tenere i riflettori accesi su una situazione di difficoltà, sia a livello economico che occupazionale: è la "Vertenza Torino". Il percorso sarà lungo via Cernaia, via Micca, via San Francesco d'Assisi, via Milano, piazza Palazzo di Città, via IV marzo, via XX settembre, via Pietro Micca e il finale in piazza Castello.

"Abbiamo scelto anche a livello grafico di rappresentare una situazione grigia, che è il presente, non neghiamo la situazione di crisi. Ma l'obiettivo è invertire la tendenza, ragionando sullo sviluppo della città. Ecco perché il nome di Torino è a colori", dice Enrica Valfré, segretario CGIL Torino.

In realtà, più che un corteo, sarà una sorta di Via Crucis, visto che lungo il tragitto sono previste "fermate" dedicate a categorie particolari: metalmeccanici all'incrocio tra via Cernaia e corso Siccardi, bancari poste e telecomunicazioni presso piazza Solferino, commercio e precari tra via Micca e via San Francesco, scuola, pensionati e pubblico impiego in piazza Palazzo di Città e chimici, edili e alimentaristi in piazza San Giovanni. Sono circa 4000 le persone coinvolte da processi di crisi in atto in Piemonte, di cui circa 3000 solo a Torino, per un totale di 180 tavoli di crisi solo negli ultimi 5 anni.

Sindacati, dunque, per un'azione unitaria che vede insieme CGIL, CISL e UIL. Ma l'invito è stato allargato a istituzioni, tutti i sindaci della città metropolitana, ma anche partiti, associazioni e le comunità religiose (Comunità ebraica, Valdesi e anche l'imam). "Ci aspettiamo alcune migliaia di persone, ma non vogliamo fare previsioni. Di sicuro aiuterà anche l'appello dell'arcivescovo Cesare Nosiglia", aggiunge Gianni Cortese, segretario di Uil. "Dobbiamo discutere del futuro di Torino, che non potrà essere più simile al passato, ma che deve guardare anche a nuove vocazioni, dal turismo all'alimentare".

Si parlerà di grandi vertenze come Embraco o Comital, Mahle e Olisistem, molto note in questo periodo e senza dimenticare la solita incognita di Fca e dell'automotive, oppure Manital, Mercatone Uno, Conad e i recenti esuberi Unicredit "ma anche di altre vicende e settori spesso meno raccontati, come gli appalti storici di pulizia nelle scuole o il macello di Torino", aggiunge Valfré. "Ci sono poi sul tavolo progetti come quelli che coinvolgono il Politecnico, ma il problema occupazionale è di oggi, mentre queste prospettive potranno creare lavoro solo nel medio periodo, mentre bisogna gestire la transizione".

E se le aziende private vivono nelle difficoltà, anche il pubblico è in enorme sofferenza: "Il pubblico non licenzia - dice Valfré - ma nemmeno sostituisce chi va via. E quindi i servizi ne soffrono in maniera evidente, pensate alla Sanità o ai servizi sociali". Ma pure i pensionati si trovano in una situazione di stallo, mentre i giovani ormai hanno una quotidiana difficoltà nell'entrare nel mondo del lavoro.

"Accendiamo i riflettori, ma vogliamo anche dare in messaggio di speranza - aggiunge Domenico Lo Bianco, segretario di CISL - e intanto tenere agganciati i lavoratori in crisi con ammortizzatori sociali mentre si costituisce un futuro. Il riconoscimento di Area di Crisi può dare prospettiva, ma ognuno deve fare la sua parte, ma anche ripartire dalle eccellenze, come aerospazio o scienze della salute e mobilità del futuro, come abbiamo già detto al premier Conte".

Invitati anche la sindaca Chiara Appendino e il governatore Alberto Cirio. "E proprio al governatore vogliamo chiedere di puntare sui fondi Europei, con un uso mirato, visto che sono tra le poche risorse a disposizione".

Massimiliano Sciullo

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